Viaggio nei partiti – IL “MIGLIOR” PD (A RISCHIO SEGGIO) DI ALDO CENNAMO 

Viaggio nei partiti – IL “MIGLIOR” PD (A RISCHIO SEGGIO) DI ALDO CENNAMO 

31 Agosto 2020 0 Di Sandro Feola

Una manifestazione congiunta di tutta la squadra c’è stata, ma solo dopo che ogni candidato si è presentato singolarmente agli elettori: il Partito Democratico irpino non si smentisce neanche a poche settimane dal voto per il rinnovo del consiglio regionale e fa emergere, anche in questi dettagli, la natura di realtà incapace di fare sintesi, di trovare un equilibrio, di offrire all’elettorato foss’anche una parvenza di unità.

Quella dei democrat di casa nostra è una realtà piuttosto singolare. Non perché viva una complessità – e dunque una litigiosità – più di quanto la vivano le altre federazioni italiane, ma perché è quella che probabilmente meglio rappresenta la carenza di omogeneità, non solo culturale, fondamentale affinché possano coabitare le tante anime che lo compongono. Litigano, infatti, quasi ovunque, non solo in Irpinia. Le correnti e le sottocorrenti, che nella Democrazia cristiana e nel PCI erano una ricchezza, sono diventate il connotato peggiore di un partito che masochisticamente trasmette continuamente l’idea di non saper andare oltre l’esercizio del potere fine a se stesso. Di non essere altro che questo. Il che, ovviamente, non corrisponde al vero: il PD è una grande forza popolare, che nasce dalla intuizione di chi, caduto il muro di Berlino, ha reso possibile, in ragione della evoluzione del quadro politico che ne è conseguito, unire due filoni culturali accomunati dal riconoscersi nella socialdemocrazia europea. Dire che i democrat non abbiano un pensiero, o che non abbiano un futuro, significa dare un giudizio frettoloso e infondato su un partito che raccoglie il 20% del voto degli italiani, ha centinaia di sindaci e amministratori, migliaia di iscritti ed è ben consolidato sul territorio. 

Aldo Cennamo

Il Pd irpino, però, fa caso a parte. E’ probabilmente l’unica realtà, o una delle poche in Italia, nella quale non solo abbondano le divisioni, ma che è anche del tutto incapace di darsi una governance, neanche contandosi e scontrandosi. E’ così aggrovigliata la matassa dello scontro tra le correnti che è dovuto intervenire il Tribunale Civile di Avellino per tentare di dipanarla . Ma inutilmente, atteso che la sentenza che ha annullato l’ultimo congresso ha determinato la nomina di un Commissario che non è servita praticamente a nulla, se non a perpetuare lo status quo e agevolare un epilogo sulle candidature per le regionali che definire singolare è davvero un eufemismo. E non per la mancata candidatura di Petitto in sé – una scelta, alla fine, andava fatta – ma per la circostanza del tutto inedita che ha visto gli uscenti porre un veto sulla candidatura dell’ex presidente del Consiglio comunale. E ciò, incredibilmente, senza che Cennamo e la segreteria nazionale abbiano ritenuto di dire mezza parola di sconcerto.

Cos’è il PD irpino oggi, alla luce della lista presentata per le regionali? 

Livio Petitto

Lo avrebbe dovuto spiegare il Commissario Cennamo qualche giorno fa. Ma, in buona sostanza, non ha spiegato un beneamato fico secco. L’ex parlamentare si è limitato – come fa da quando si è trasferito a via Tagliamento – a prendere atto della realtà e a dire laconicamente che quella offerta agli elettori “è la massima unità possibile”. Come se avesse dovuto sforzarsi per il risultato. Poi nulla sul perché il candidato presidente dell’Alto Calore non abbia rassegnato le dimissioni, così come si conviene in un qualsiasi contesto che voglia dirsi civile; nulla sui paradossi di chi ha giustificato la estromissione di Petitto appellandosi a “incoerenze” sui percorsi elettorali, facendo finta che diversi mesi fa non sia stata avallata la candidatura a sindaco di un esponente politico che si era candidato contro il partito sei mesi prima. Nulla, in definitiva, sulla circostanza che vede estromessa dalle candidature quella componente del PD che da alcuni anni a questa parte ha vinto tutte le elezioni mentre vengono rappresentate solo quelle che, invece, le hanno perse tutte.

Nulla di nuovo, insomma, in un PD destinato irrimediabilmente ad essere un condominio amministrato da chi non ha alcuna intenzione di ascoltare il parere dei condòmini. Che è incapace di trarre insegnamento dalle recenti e ripetute batoste elettorali. Che non riesce a capire, in definitiva, che la sentenza vera, sempre inappellabile, è quella che danno gli elettori. E a sentire qualche sondaggista esperto di cose locali ci sarebbero tutte le condizioni per mettere seriamente a rischio l’ottenimento di un seggio in Consiglio regionale.

Ma va così a via Tagliamento nell’era di Aldo Cennamo, che chissà perché ancora non si decide a rassegnare le dimissioni. In attesa, vedrete, che dirà ai democrat irpini che, tutto sommato, questo, grazie a lui, è il miglior PD possibile. E tanto è, se vi pare.