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IL VENTENNALE DEL PALIO – DI ANDREA MASSARO

DI ANDREA MASSARO

Nel maggio del 1998, il giovane parroco della Chiesa di Santa Maria di Costantinopoli, Don Emilio Carbone, in collaborazione con i gruppi della stessa parrocchia, ebbe la felice intuizione di far rivivere un’antica tradizione molto cara alla popolazione storica dei rioni che animavano la vita religiosa, economica, culturale e sociale di Avellino dei secoli passati, quale il “Palio della botte”. L’impresa non era facile per la mancanza di valide fonti documentali tali, come per altre manifestazioni gli archivi conservano. A sopperire a tale lacuna si è fatto ricorso alla tradizione orale, apprese da generazioni passate che, a loro volta, l’avevano apprese dai loro avi. Una fonte autorevole di queste reminiscenze sono state presentate da un attento studioso della nostra città, quale il Professore Mario Sarro, per lunghi decenni direttore della Biblioteca Provinciale di Avellino di Corso Europa.

Conoscendo, d’altra parte il ruolo nell’economia cittadina svolto dalla  operosa Via di Costantinopoli, dal 1900, Via Umberto I, non è stato difficile associare la gara delle botti alle tante attività artigianali che, nei secoli passati, si svolgevano proprio lungo la via Costantinopoli. Qui costruttori di carrozze, traini, carri, guarnamentari, ottonari, seggiolari, sellai, ramari, stagnini, armieri, e altre mille attività davano vita ad una società composita e vivace che davano origine a vari momenti di socialità, specialmente nelle feste religiose e popolari, ove meglio si poteva esprimere la propria esuberante creatività.

Non è difficile far risalire la gara della botte ai particolari momenti gioiosi, quando tra le varie iniziative messe in campo dai provetti artigiani si cimentavano con le botte costruite dai numerosi bottai, secchiari e cupellari. Non dimentichiamo che questi recipienti si ricavavano da legno pregiato e durevole nel tempo. L’occasione per veder rotolare le botti dovevano essere frequenti, come durante i particolari giorni dedicati alla fede, a agli eventi particolari che riunivano la comunità  per vivere alcuni momenti di gioia collettiva per ripagare il duro lavoro e le difficoltà  che hanno caratterizzato la vita nei secoli passati. Altre occasioni di giubilo si tenevano in occasioni di lieti eventi che rendeva le sale del Castello in preziose sale rinascimentali ove i feudatari, nel nostro caso la famiglia Caracciolo, in varie e ripetute occasioni si dilettavano alla presenza di rinomati musici, poeti, letterati, artisti di fama, rimatori invitati alle serate sfarzose appena recepite dal popolo del rione.

Ma la gleba non era da meno, anche nella modestia dei costumi e degli strumenti disponibili. Le botti da rotolare sul selciato di Via Costantinopoli erano occasioni che impegnava l’intero borgo con l’entusiasmo che ancora oggi brilla sui volti dei vari partecipanti delle sette contrade. Ma il Palio non è solo un nostalgico richiamo del passato. Don Emilio ed i suoi collaboratori hanno saputo trasformare una vecchia tradizione, del resto poco documentata, in un moderno messaggio di solidarietà, di convivenza, partecipazione e aggregazioni di comunità riunite sotto i simboli dei vari borghi che hanno distinto la città di Avellino fino al secolo XIX. I giorni che animano il Palio cittadino si distingue anche per la valorizzazione dei costumi, fedeli alla foggia del Sedicesimo secolo, ai ricchi drappeggi, alle coreografie di gruppi storici, alla processione che conferisce al Palio anche il suo aspetto religioso in onore della Celeste Patrona di Avellino, la vergine Assunta.

Come appare da due decenni, l’attesa dei giorni del Palio, più di ogni particolare manifestazione, catalizza l’attenzione di piccoli e grandi. Al suo svolgmento sono interessati, oltre la Parrocchia di Costantinopoli, l’Amministrazione comunale, le varie istituzioni sociali di Avellino e, soprattutto, la cittadinanza tutta che in tre giorni riesce a scoprire i fasti di un passato. Il  XVI secolo, ha visto il capoluogo dell’Irpinia proiettato nella sua storia, nella sua tradizione, nella sua religiosità e partecipazione sentita come una comunità compatta e coesa.

ANDREA MASSARO

Circa Domenico Zappella

Domenico Zappella

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