UN BAMBINELLO IN FRANTUMI NEL “CONTRO-PRESEPE” DI DON VITIALIANO

UN BAMBINELLO IN FRANTUMI NEL “CONTRO-PRESEPE” DI DON VITIALIANO

23 Dic 2016 0 Di La redazione

Non è mai un presepe come gli altri, non lo è certamente nella forma, nella sostanza resta come le altre natività un messaggio universale cui aggiungere un tocco di denuncia e un invito concreto alla speranza.

Anche quest’anno il parroco di Capocastello, don Vitaliano Della Sala, invita a fermarsi a riflettere davanti al bambinello che per il Natale 2016 è letteralmente in frantumi: testa, piedi, braccia, tanti pezzi di gesso da ricomporre, simbolo di un’umanità lacerata, da guerre, divisioni e violenze.

Ad accompagnare il presepe 2016 un testo che vi proponiamo integralmente che invita alla riflessione e all’azione nella vita quotidiana o magari ad un passaggio in quel di Capocastello affinché ognuno ricomponga  un pezzo di questo bambinello simbolo di speranza.

«La “guerra mondiale a pezzi”, denunciata da Papa Francesco, riduce sempre più in pezzi la nostra umanità. Osserviamo distratti i pezzi di Aleppo, metafora della nostra umanità lacerata, e quelli lasciati dalle esplosioni dei kamikaze. I pezzi dei popoli sempre più separati tra loro, e divisi al loro interno; e quelli dei troppi bambini oltraggiati e delle donne massacrate “per amore”. Guardiamo nazionalismi che non promettono nulla di buono; quelli delle religioni che diventano sempre più marginali e ininfluenti; e quelli dei migranti affogati nel mare o scacciati, umiliati, ammazzati lungo i muri che troppi vorrebbero rafforzare. Guardiamo impotenti i pezzi della politica e quelli del volontariato ridotto spesso a squallida opportunità per facili guadagni.

Se l’umanità è smembrata, allora anche Gesù Bambino condivide il nostro essere a pezzi. Un bambino Gesù leso nella sua integrità, nella sua dignità come i miliardi di essere umani cui è sottratto il diritto ad un domani, il diritto ad ogni sorta di sviluppo: fisico o mentale, sociale, morale o culturale.

Un Gesù Bambino calpestato come i bambini soldato, come i bambini obbligati a prostituirsi o vittime della pedofilia, come i bambini ridotti in schiavitù e costretti a lavorare per le multinazionali. Un Gesù disoccupato, licenziato, sfrattato, donna, malato terminale, profugo, clandestino, torturato, affamato, sfruttato, maltratto… bambino. Un Gesù ridotto in briciole, dove ogni briciola porta un nome, sconosciuto forse a tutti, meno che a Dio. Ma Gesù, anche se a pezzi, continua caparbiamente a nascere, testardamente s’incarna nella storia reale, nelle storie piccole, insignificanti, quotidiane e concrete, tra le pieghe, nei frammenti, negli scarti della storia, quella che sembra decisa dai potenti e dai violenti.

Questo segno di speranza è anche un promessa, la grande promessa di Dio racchiusa nel Natale: la promessa che il Padre personalmente raccoglierà i miseri moncherini, brandelli sofferti d’umanità, e ci concederà il miracolo della ricomposizione: ci farà salvi.

Se insieme scorgeremo i tanti semi di speranza, i tanti mondi del mondo, e se ciascuno recupererà il coraggio per fare la sua minuscola parte nel ricomporre i pezzi di un’umanità in frantumi, allora la disperazione di tanti comincerà a trasformarsi in avvento di liberazione per tutti: allora sarà veramente Natale. Che Gesù Bambino ridotto in pezzi, ci regali l’opportunità di essere anche noi operai di questa ricostruzione, l’opportunità di chinarci, umilmente e con tenerezza, a fasciare le membra sofferenti di Cristo, le membra sofferenti dell’umanità».

…”Ora voi siete corpo di Cristo e sue membra”. (1 Corinzi 12, 27).