UIL (AV-BN). EMA:”NO A RIPRESA ATTIVITA’ SENZA TEST RAPIDI”

UIL (AV-BN). EMA:”NO A RIPRESA ATTIVITA’ SENZA TEST RAPIDI”

5 Aprile 2020 0 Di Anna Guerriero

Domani( lunedì 6 aprile alle ore 12) il sindacato sarà in videoconferenza con la Prefettura di Avellino in un incontro, sollecitato anche dai sindaci, per discutere della eventuale sospensione dell’autorizzazione voluta dalla Ema di riaprire i cancelli per riprendere le attività.

Di seguito la lettera del segretario Uil Avellino/Benevento, Gigi Simeone

“NOI FACCIAMO A MENO DI METTERE 700 PERSONE A LAVORARE, SENZA TEST RAPIDI E CON IL RISCHIO DI INTERESSI COMUNITA'”

Adesso a quattro settimane dal blocco delle attività , guardando i tanti in prima linea nei servizi, nella Sanita,` nel commercio e delle attivata di sicurezza, che ci consentono di continuare ad avere una prospettiva mettendo a rischio la propria vita esposti e talvolta disarmati come sono, siamo se possibile nella fase più delicata,per difficoltà diverse ma ugualmente insostenibili per tutti, che però sembrano non essere valutate oggettivamente e diverse come sono da quelle che abbiamo conosciute, con il rischio di vanificare anche ciò che fino ad ora è stato fatto.

Difficolta diffuse e diverse ,sia per la mancanza di reddito che riguarda quelli che un lavoro lo avevano e che non possono lavorare, per quelli che un lavoro lo avevano e non regolare ma che comunque avevano un reddito e che sono praticamente invisibili, come sempre, poi c’è il mondo di chi coperto dalle misure d’un sostegno al reddito farebbe a meno di riprendere le attività sospese, ma che sulla base di non si capisce quali emergenze e determinazioni di attività “essenziali” vengono chiamati a riprendere le attività con il rischio di essere potenzialmente nocivi per se stessi e per il resto della comunità lavorativa e familiare.
In questi giorni difficili , abbiamo provato anche in sede di confronto in Prefetture a far capire che non siamo contro la ripresa delle attività, ma vorremmo che il faro fosse la ineludibile ripresa a favore del bene comune, che in questo istante storico, non è il reddito di impresa, ne il mercato che non aspetta, e nemmeno la piena retribuzione, bensì la sicurezza per se stessi e per gli altri.
In un momento di sospensione anche delle libertà individuali, se non si è indispensabili per fornire servizi ed attività di pubblico interesse, non è corretto e forse nemmeno onesto provare a far passare il messaggio “ se non si riparte sono a rischio posti di lavoro”.
I paradigmi con cui abbiamo affrontato il confronto e talvolta il scontro tra aziende e lavoratori, tra capitale e lavoro sono stati stralciati da un nemico invisibile, che ha messo a nudo tutti i limiti dei singoli interessi, qualunque essi siano stati, fino a metterli abbondantemente in secondo piano rispetto a quelli generali. Un concetto con cui ci siamo confrontati tutti, con solerti dissertazioni che non hanno quasi mai visto trasformazioni e implementazioni nella realtà, perché traditi per interessi di parte e parziali.
L’intervento dello stato non potrà essere a tempo, il capitale da solo non giustifica l’inserimento del profitto in ogni settore ed attività, a tutti gli Italiani oggi più che mai interessano una Sanità pubblica, trasporti pubblici efficienti, una welfare vero universale e ogni iniziativa imprenditoriale deve fare necessariamente i conti, con il trasformato mondo che non può sottostare alle logiche che ci hanno consegnato un Paese diviso, diverso e debole, per uscire tutti da questa pandemia bisogna rivisitate per tempo il metodo d relazione, coscienti che distribuzione della ricchezza e del capitale sarà soggetta a logiche diverse e che ancora non abbiamo conosciute, ma non per questo ci devono spaventare e dividere”.