TU SI CHE SEI SPECIALE

8 novembre 2018 1 Di Delfino Sgrosso

È una bellissima storia quella di cui parliamo oggi. Una storia vera, profonda, di amore incondizionato, che personalmente mi ha commosso e mi ha fatto sentire nuovamente l’orgoglio di essere italiano. Una storia che non è finita in prima pagina ma che avrebbe meritato una visibilità molto diversa, a discapito magari di tante notizie inutili.

I fatti sono questi. A Napoli una bambina con gli occhi azzurri ed i capelli biondissimi rotola sul letto, gioca con il gatto, sorride felice al papà. Quadretto idilliaco comune a molte realtà, penserete voi. Ed invece no. Perché la bambina, Alba, è affetta da sindrome di Down ed è stata VOLONTARIAMENTE adottata da Luca, papà gay e single. Luca si prende cura della bambina da quando ha sette giorni ed è riuscita ad adottarla grazie alla richiesta fatta nel registro speciale che consente ai single di adottare in condizioni particolari. Ciò che rende il gesto di Luca ancora più speciale è che Alba è stata RIFIUTATA da ben sette famiglie prima dell’arrivo del suo papà. Luca lavora da anni con i disabili, ha un fratello adottivo disabile ed ha fondato diverse associazioni che si occupano di disabilità. Candidamente, in un intervista ha affermato: “Un figlio disabile non è una opportunità di serie b, ma una scelta consapevole rispetto alla mia vocazione e alle mie capacità”. Davvero meraviglioso.

Nel leggere la notizia sono assalito da un turbinio di pensieri. Innanzitutto profonda, profondissima stima e ammirazione per Luca, persona dal cuore immenso, in grado di ospitare affetti enormi come quelli di sua figlia Alba e di tutti i disabili di cui si prende cura, capaci, loro sì, di affetto incondizionato. Poi, felicità per la città da cui arriva questa storia, quella stessa Napoli sommersa troppo spesso dal peso dei suoi atavici problemi, che nascondono e travisano la proverbiale generosità del popolo partenopeo, “popolo d’amore” per eccellenza come l’avrebbe definito Luciano De Crescenzo. In terzo luogo penso alla vicenda di questa bambina, alla sua fortuna (di trovare Luca) nella sfortuna (di avere avuto ben sette rifiuti), alla sua voglia di vivere e percorrere le tappe dell’esistenza come una persona “normale”.

Ho sempre pensato che l’adozione fosse uno dei più grandi gesti d’amore che una persona possa compiere. Pensateci bene. È un amore assoluto, impersonale, che non si rivolge a Tizio o a Caio in carne ed ossa, ma alla sola IDEA di Tizio e Caio. È istintivo voler bene al proprio figlio appena nato, quando lo si stringe tra le braccia, lo si culla, gli si dà da mangiare, si gioca con lui/lei. È un amore innanzitutto sensoriale, fatto di vista, tatto, odori, suoni. Chi adotta tutto ciò non lo ha. L’adottando non è un essere fisicamente presente quando una persona prende la decisione di adottare. Non ci sono visini da contemplare, capelli in cui passare una mano, vagiti da calmare o risate di cui bearsi. C’è l’IDEA di tutto ciò e chi adotta è in grado di amare quella idea spersonalizzandola, ossia di amare A PRESCINDERE DALLA PERSONA CHE SARA’ POI OGGETTO CONCRETO DI QUESTO AMORE.

È qualcosa di assolutamente eccezionale, che si ha o che non si ha, qualcosa che si prova o che non si prova. Ritengo infatti che non sia anormale, o moralmente riprovevole, chi non adotta, bensì che sia indubbiamente speciale chi lo fa. Adottare è donare se stessi ed il proprio amore incondizionatamente ad una persona CHE NON SI CONOSCE, nelle cui vene non scorre il proprio sangue, che non ha nulla a che vedere con il proprio genoma e che, per le donne, non si è sentita crescere nel proprio ventre. Un atto di amore puro ed istintivo, è l’amore per l’amore, uno dei sentimenti più cristallini e forti che possa esistere.

Detto ciò, a questo punto mi chiedo: come è possibile, una volta presa questa decisione, RIFIUTARE un bambino o una bambina? Come è possibile, una volta inteso spersonalizzare il proprio bisogno d’amore, improvvisamente tirarsi indietro e dire “tu si, tu no”? Come è possibile, in poche parole, che Alba abbia ricevuto ben sette “no” prima di trovare il suo nido? Non giudico chi ha detto questi “no”, ognuno sa in cuor suo quanto questo rifiuto ha pesato nella propria vita e nella propria coscienza. Mi sento solo di dire a queste persone di rivedere un attimo le proprie convinzioni e di porsi questa domanda: “se fosse stato mio figlio biologico ad avere la sindrome di Down, cosa avrei fatto? Lo avrei rifiutato ugualmente?”. Credo che dalla risposta a questa domanda ognuna delle persone che ha rifiutato la bambina possa capire se davvero è speciale, ossia se davvero possa essere un buon genitore adottivo, comprendendo magari che, rifiutando Alba, ha perso un’occasione più unica che rara. Per Luca, infatti, Alba sarà come la persona narrata da Vasco Rossi nella bellissima “Ridere di te”, canzone del 2004. Questo coraggioso padre napoletano potrà infatti sicuramente dire a sua figlia:

 

“Tu sì… che sei Speciale

ti invidio sempre un po’

sai sempre cosa fare… e…

e che cosa è giusto o no!

 

Tu sei così sicura

di tutto intorno a te

che sembri quasi un’onda che

che si trascina… me”.

 

Tanta stima ed un pizzico di invidia Luca, “Tu si…che sei Speciale”. Buona vita a te ed alla splendida Alba.