TERRA!

TERRA!

2 Novembre 2018 0 Di Delfino Sgrosso

E’ l’alba del 12 Ottobre 1492, mar dei Caraibi. Dalla coffa della nave “Pinta”, il marinaio Rodrigo de Triana vede le coste di quella che si rivelerà essere un’isola, dopo quasi due mesi e mezzo di navigazione. E sveglia tutti, compreso il comandante Cristoforo Colombo, con un grido divenuto leggendario: Terra!

Portiamo avanti gli orologi di 527 anni. É l’alba in una clinica di una città italiana. Un marito, trepidante, attende che la moglie metta al mondo il loro terzo figlio. E’ comprensibilmente nervoso e preoccupato. Quando medici e levatrici escono dalla sala parto, annunciando che tutto è andato bene, l’uomo prorompe finalmente in un urlo liberatorio: Terra!

Potrebbero essere questi gli effetti dell’ultima trovata del governo giallo-verde che tiene le redini (o almeno ci prova) del nostro paese in seguito alle elezioni di quel fatidico 4 Marzo. La trovata è la seguente: distribuire gratuitamente terre demaniali, per almeno 20 anni, alle famiglie con terzo figlio nato negli anni 2019, 2020, 2021. É prevista pure la concessione di mutui fino a 200.000 euro a tasso zero per chi compra la prima casa nei pressi dei terreni in questione. Il tutto sotto il nome di “interventi per lo sviluppo socioeconomico delle aree rurali e la crescita demografica”. In poche parole le coppie italiane, tra le meno prolifiche del mondo, dovrebbero sentirsi spinte a fare figli dalla promessa di ricevere gratuitamente un bel pezzo di terreno da coltivare.

Devo dire che la proposta mi ha lasciato abbastanza stupefatto. Innanzitutto per l’originalità. Nessuno, a partire dai condottieri romani, aveva mai pensato di distribuire terre ai propri soldati, pardon, cittadini, pardon ancora, elettori. Nessuno, prima d’ora, a partire dai feudatari medievali, aveva pensato ad utilizzare manodopera gratis per rimettere a nuovo e coltivare terre altrimenti formalmente abbandonate ed inutilizzate nonché poste in luoghi non propriamente appetibili (perché quelle più appetibili sono state già vendute dal demanio in precedenti assegnazioni). Nessuno, a partire dal fascismo, aveva pensato di tentare una sorta di de-urbanizzazione con la distribuzione delle terre e, nel contempo, dare una sferzata demografica con incentivi legati al numero di figli. In un Italia però di fatto ancora a vocazione agricola, dove la terra valeva molto di più di ora. Da questo punto di vista devo dire una proposta davvero avveniristica. Per non parlare dell’aspetto sociale.

Già quasi riesco a vedere fiumane di persone intente a fare all’amore tutti i giorni nel tentativo di accaparrarsi per prime un bel pezzo di terra demaniale. E, soprattutto fermamente convinte, a fronte di questo bel pezzo di terra, di generare una nuova vita in un paese che ha appena il 31,6 % di disoccupazione giovanile ed il 10,1% globale, che ha trascurabili problemi di finanza pubblica, che ad ogni nuovo nato assegna l’irrisoria cifra di 35.000 euro di debito pubblico appena emette il primo vagito.

Un paese sereno e che guarda con fiducia al futuro, grazie ad un fenomeno emigrativo che non si è mai di fatto arrestato, dove valide politiche del lavoro hanno appena qualche problemuccio ad essere applicate e soprattutto pensate, dove si vive sotto nuovi insegni e nuovi simboli. Non più gli stucchevoli falce e martello, simbolo rispettivamente di agricoltura e lavoro operaio, vagheggiati ed idolatrati da un parte sempre più minima del nostro paese. Non più la ruota dentata dello stemma della Repubblica, simbolo stesso del lavoro. Tutto vecchio, tutto fuori moda. Oggi ci sono simboli ben più moderni, più all’avanguardia: fucile e berretto. Il fucile è in sé simbolo di forza (o di prepotenza) ma soprattutto è utilissimo per tenere alla larga tutti i migranti che anche soltanto dovessero provare a raggiungere le nostre coste. Che ne dobbiamo fare di questi nègher? Che vengono a fare? Sono sporchi, puzzano, non lavorano, sono parassiti. Ed allora ottimo il fucile in una mano, che ci consente di difendere il nostro orticello da questi assalitori. Nell’altra il berretto ci consente di ricevere con tutta tranquillità e senza patemi d’animo l’elemosina di Stato, quella che il governo ha ribattezzato, con delicatezza, “Reddito di Cittadinanza”.

Bello il nome eh? Non dà quel senso di accattonaggio e di difficoltà economiche legato alla parola elemosina, né quel fastidioso senso di “benevola concessione” legato al concetto stesso di elemosina. Ed è giusto così. Perché non è né l’uno né l’altro. Non concede un bel nulla e non si fa accattonaggio perché il reddito di cittadinanza lo pagano gli stessi cittadini, e molto caramente. Per non parlare dei figli dei cittadini (ivi compresi i terzi), che si troveranno a vivere uno stato sempre più indebitato. Ma poco importa che i soldi nel berretto provengano dalle tasche della stessa persona che lo regge. Va tutto bene, è scritto nel “Contratto di Governo” e quindi ha lo stesso crisma di verità assoluta e di rispettabilità delle sure del Corano o dei passi Biblici o dei versi della Torah. Il tutto nel quadro di uno scontro, impercettibile ma giustissimo perché il nostro Paese deve essere “sovranista”, con l’Europa, di cui l’Italia è membro fondatore (!!!). Qualcuno potrebbe dire che questo tipo di atteggiamento è un po’ strano, è come se Cavour avesse dichiarato, pochi giorni dopo l’Unità d’Italia, di volersi annettere all’Austria, ma non è così.

Bisogna stare tranquilli e sereni, finalmente l’Italia s’è desta, e a governarla ci sono il novello Alberto da Giussano, in camicia e twitter, ed il rigenerato Don Chisciotte de la Mancia, sempre sorridente, forse perché circondato non più solo da Sancho Panza sul suo asinello, ma da tanti, TANTISSIMI asinelli, una vera e propria mandria! In questo quadro idilliaco e bucolico come le Georgiche di Virgilio, di cui i principali esponenti del nostro governo si premurano, ovviamente, di tenere una copia sul proprio comodino, è legittimo e fondato che una coppia pensi di fare con serenità il TERZO figlio, figuriamoci poi se a ciò ci aggiungiamo un bel pezzo di terra concesso generosamente dallo Stato. Che bello, vedo anni sereni e felici, con i terzi figli a scorrazzare nei campi ed a crescere in armonia con la natura. Che meraviglia.

Poi, di colpo, mi sveglio, sudato e tremante, e capisco di aver avuto un incubo. Da Colombo alla Terra regalata, tutto un sogno, solo un brutto sogno. Meno male, la proposta sarebbe stata davvero inqualificabile. Bevo il mio caffè, leggo le notizie di giornata e paf! “Terra gratis a chi fa il terzo figlio”? Dopo il pizzicotto di rito, nella speranza di svegliarmi nuovamente recupero lucidità ed allora penso: ma non era il caso di fare un’altra riforma? Ma non era il caso di focalizzarsi sui problemi VERI E CONCRETI di un paese che annaspa? Ma non era il caso di impiegare il tempo a scrivere questa norma a risolvere, magari, il problema dei tanti, tantissimi genitori che lavorano e che non sanno dove lasciare i primi e secondi figli perché asili e nidi d’infanzia sono pochissimi?

Uscendo perplesso da casa, faccio a me stesso una proposta: forse, quella terra demaniale (ossia dello Stato), andrebbe assegnata agli stessi politici che fanno queste proposte. Così davvero capirebbero cosa vuol dire “lavorare” e, una volta capito, lo farebbero non solo per se stessi, ma finalmente anche per lo Stato che rappresentano.