TAGLIO PARLAMENTARI, L’ESPERTO:«VISIONE ANTIPOLITICA». I RISVOLTI IN CAMPANIA

TAGLIO PARLAMENTARI, L’ESPERTO:«VISIONE ANTIPOLITICA». I RISVOLTI IN CAMPANIA

10 Ottobre 2019 0 Di La redazione

Col taglio dei parlamentari a rischio è la rappresentanza, specie nelle Circoscrizioni delle aree interne. Abbiamo chiesto a Marco Giannatiempo, Dottore di ricerca presso l’Università di Salerno ed esperto di questioni elettorali, di guidarci nel day after della riforma. I correttivi, se non efficaci, rischiano di rivelarsi un “tradimento” delle minoranze politiche e territoriali, ecco perchè e cosa accade in Regione Campania

Giannatiempo, perchè la rappresentanza è davvero a rischio?

I deputati passano da 630 a 400 e i senatori da 315 a 200. Ciò significa che, mediamente, avremo un deputato ogni 150 mila abitanti e un senatore ogni 300mila: la compressione della rappresentanza è visibile soprattutto al Senato.

Qualche esempio pratico. In Campania eleggeremo 19 senatori, e non più 29. Con la legge elettorale attualmente in vigore, nel collegio plurinominale che comprende le intere province di Benevento, Avellino e Caserta e alcuni comuni del Salernitano verranno eletti soltanto 5 senatori, e non più 8. Cinque rappresentanti per un territorio molto vasto, il che equivale a dire che le province meno popolose come quelle di Avellino e Benevento eleggeranno, verosimilmente, non più di un senatore ciascuna.

Inoltre il Rosatellum prevede i collegi uninominali, e con la riforma il numero degli stessi si ridurrà da 232 a 147 alla Camera e da 116 a 74 al Senato. In Campania eleggeremo 7 senatori, 4 in meno rispetto alle ultime elezioni, di conseguenza ogni collegio uninominale insisterà, mediamente, su un’area territoriale di oltre 800 mila abitanti: più delle intere province di Avellino e Benevento messe insieme. La riforma, però, non riduce soltanto la rappresentanza territoriale, bensì anche quella politica.

Ci dica pure, magari, con qualche altro esempio…

Ben dieci regioni eleggeranno un numero di senatori compreso tra uno (Valle d’Aosta) e 5 (Liguria, Marche e Sardegna). Poiché il Senato, a differenza della Camera, è eletto su base regionale, in queste regioni, a causa del meccanismo elettorale, verranno eletti soltanto i rappresentanti dei partiti maggiori. Ma anche in una grande regione come la Campania, la più popolosa dopo la Lombardia, la soglia d’ingresso al Senato sarà all’incirca del 6%: è verosimile, dunque, che i 19 senatori assegnati alla nostra regione, e a tutte le altre fuorché la Lombardia, saranno suddivisi tra Pd, Cinque Stelle, Lega, e in alcuni casi Forza Italia.

In attesa di correttivi normativi che il Governo si è impegnato a varare in tre mesi, il Referendum confermativo potrebbe rovesciare le indicazioni del Parlamento? 

La Costituzione stabilisce che il referendum confermativo si tiene qualora lo richiedano, entro tre mesi dalla pubblicazione della legge, o 500 mila elettori, o un quinto dei deputati o dei senatori, oppure cinque consigli regionali. Al momento appare improbabile che ciò accada.

Capisco, sarebbero gli stessi rappresentanti che hanno votato la riforma a dover chiedere di abolirla…Cosa ha spinto secondo lei alla riforma? Quale necessità?

Si è sostenuto che la riduzione del numero dei parlamentari alleggerisca le casse dello Stato. In realtà il risparmio è irrisorio (circa 80 milioni di euro all’anno, una porzione infinitesimale della spesa pubblica), un risparmio che, peraltro, si sarebbe potuto ottenere tagliando le indennità dei deputati e dei senatori, e non i loro seggi. Inoltre, è contestabile il principio stesso della riduzione delle spese: la democrazia ha i suoi costi, e ridurre i parlamentari per combattere le patologie (sprechi, malversazioni ecc.) non sembra una strategia molto saggia. Anche la motivazione anti-casta appare poco valida: i futuri 600 parlamentari avranno un maggior potere rispetto agli attuali 945, per il solo fatto di essere in numero inferiore. Negli Stati Uniti d’America vi sono soltanto 100 senatori, che rappresentando territori talvolta sterminati acquisiscono un potere e un’influenza giganteschi. Non a caso molti presidenti americani sono ex senatori. In definitiva, la riforma costituzionale sembra essere motivata da sentimenti anti-politici più che da una precisa visione dell’assetto istituzionale del nostro paese.