TAGLIO DEI PARLAMENTARI, GLI ITALIANI PRONTI A DARSI UN’ALTRA MARTELLATA

TAGLIO DEI PARLAMENTARI, GLI ITALIANI PRONTI A DARSI UN’ALTRA MARTELLATA

7 Settembre 2020 0 Di Sandro Feola

Gli elettori pronti a votare Sì nella convinzione che deputati e senatori siano inutili.  

Voterò No al referendum per il taglio dei parlamentari. Lo farò senza pretendere che, in tempi di populismo galoppante e di antipolitica ormai ben radicata, gli elettori diano ascolto alle ragioni di chi si limita a rilevare quanto questa riforma sia per i cittadini una clamorosa zappata sui piedi. Perché di questo si tratta, e non tanto perché la modifica costituzionale ridurrà la possibilità, specie delle aree interne del Paese, di essere adeguatamente rappresentate, quanto per il fatto che larga parte del consenso intorno ad essa scaturisca da un presupposto inquietante: la convinzione che, tutto sommato, il ruolo del parlamentare sia inutile e che, in definitiva, se ne possa fare a meno.

Oggi i sondaggi dicono che il Sì è al 70%. Dato comprensibile se si considera la progressiva delegittimazione della politica alla quale abbiamo assistito. Non per colpa dei movimenti più o meno populisti che si sono affermati nel Paese, ma per il fatto che questi abbiano proliferato dopo tangentopoli, quando con l’acqua sporca della corruzione sono stati buttati via anche i partiti.

Nella prima repubblica le forze politiche, pur tra tante contraddizioni, si sforzavano di garantire il rispetto dell’articolo 49 della costituzione che le vuole organizzate su base democratica, capaci di formare e selezionare la classe dirigente. Oggi ci ritroviamo, invece, salvo poche eccezioni, con associazioni private nelle quali chi comanda fa il bello e il cattivo tempo, agevolate da una legge elettorale che consente, di fatto, la nomina dei parlamentari. Ovviamente, negli ultimi 15 anni larga parte di deputati e senatori è stata scelta non per le qualità o per l’adeguatezza del curriculum, ma solo per fedeltà e per il livello di asservimento ai voleri del capo pro tempore.

Il taglio dei parlamentari, dunque, non risolve il problema di una classe dirigente inadeguata e spesso assente. Semplicemente lo acuisce, perché i cittadini, specie quelli che vivono nelle aree in via di spopolamento, avranno difficoltà a farsi rappresentare. E chi fa confronti con le medie di altri paesi tipo la Croazia o la Bulgaria, dimentica che l’Italia è tra i sette paesi più industrializzati nel mondo, con aspetti di complessità che evidentemente richiedono un’adeguata rappresentanza. Sarebbe bastato, dunque, approvare finalmente una legge sui partiti e ridurre lo stipendio dei parlamentari. Il risparmio sarebbe stato maggiore rispetto al taglio dei seggi e sarebbe stata salvaguardata la possibilità di cittadini e parti sociali di interloquire con un parlamentare.

Ma questo è un Paese che da alcuni lustri a questa parte può essere raffigurato come un esaltato con scarso spessore culturale, con poca dimensione istituzionale, che corre all’impazzata con una forca nelle mani gridando “Vaffa…” e “In galera”. Che ha agevolato il diffondersi dell’idea che le istituzioni democratiche siano, in definitiva, pletoriche, inutili. Tutto questo, sostenuto e incoraggiato da centinaia di migliaia di elettori che, inconsapevoli, dopo aver mandato al Governo del Paese un plotone di figure inadeguate, stanno ora per tirarsi, con grande soddisfazione, un’altra martellata sulle dita.