STADIO. ECCO COSA DICONO I CONTI CARTE ALLA MANO

STADIO. ECCO COSA DICONO I CONTI CARTE ALLA MANO

19 Marzo 2022 0 Di La redazione

Nel dibattito sui canoni per l’utilizzo del “Partenio-Lombardi” le cifre e le norme contano più delle opinioni. Mettiamo a fuoco il confronto comune-società, in attesa della ratifica degli accordi, documenti alla mano  

Il Comune batte cassa e chiede all’Us Avellino fitti arretrati. La società è pronta a saldare, il dovuto, non oltre, definendo le procedure. È questa l’estrema sintesi dei carteggi in corso tra le parti in attesa dei chiarimenti.

A cominciare dalla stagione calcistica 2018-2019, per la quale l’ente reclama cifre in rosso di un’altra proprietà, non l’attuale, i cui debiti sono andati estinti nella procedura fallimentare.

Subentra la presidenza D’Agostino e per le due stagioni successive, dal 2019 al 2021, il canone per l’utilizzo dello stadio è pari a circa 115 mila euro annui. Per poter disputare le gare interne ad Avellino occorrono, tuttavia, interventi straordinari su un impianto vetusto. Se ne farà carico la società dopo aver, ogni volta, presentato i progetti e le richieste di autorizzazione al Comune.  Se l’importo finale sia da scorporare sui fitti o da contabilizzare in maniera separata starà al dirigente di turno stabilirlo, legittimamente anche decidendo di cambiare disposizioni rispetto al passato.

Nel frattempo, ad entrare in gioco sulla gestione stadio è stata la pandemia. Da marzo 2020 ad oggi: niente gare, per lungo tempo niente pubblico e di conseguenza niente, o minori, incassi. A giugno 2021 il Governo emana il Decreto Rilancio per supportare concretamente le società sportive italiane. La possibilità che la legge concede è rivedere gli accordi di utilizzo delle strutture. L’obiettivo degli incentivi è favorire il graduale recupero dei mancanti introiti e l’ammortamento degli investimenti – effettuati o programmati – con una revisione o una proroga, per massimo tre anni della convenzione, e il temporaneo esonero dal pagamento del canone. Una rinegoziazione, dunque, che consentirebbe di aggiornare anche gli standard, il prezzo del fitto vigente risale ai tempi in cui la capienza massima dello stadio era di 30 mila posti, oggi se ne contano 6.723. A leggere ancora le carte non c’è solo il Comune a chiedere arretrati, figura la società incaricata della riscossione di tari, occupazione suolo ed esposizione pubblicitaria. Il contesto penalizzante di due anni di Covid è invariato. Ma l’Us Avellino, sempre pronta al confronto e al saldo, riscontra l’attribuzione errata nel calcolo delle imposte di spazi e superfici che non corrispondono a quelli realmente utilizzati.

Alle note della società non sono seguiti per ora riscontri. Con ogni probabilità matureranno in prossimi colloqui con i responsabili comunali nei quali è auspicabile la rinnovata intesa nel rispetto dei ruoli e degli atti, così da riuscire a codificare procedure che per decenni sono rimaste inapplicate. L’accordo favorirà lo svolgimento delle partite casalinghe della squadra ad Avellino, gare il cui valore va ben oltre il mero dato economico assumendo rilevanza soprattutto dal punto di vista sociale. Ma questa è un’altra storia. Come tante ne girano intorno a calcio e politica. Numeri e procedure, invece, attendono solo riscontri e nero su bianco.