SONDAGGI E VOTI VERI: QUANDO LE DOMANDE NON SONO QUELLE GIUSTE!

SONDAGGI E VOTI VERI: QUANDO LE DOMANDE NON SONO QUELLE GIUSTE!

26 Gennaio 2018 0 Di Norberto Vitale

Il sondaggio di cui abbiamo già parlato ieri a Studiosera non autorizza a trarre conclusioni di sorta anche se colpisce evidentemente il dato che riguarda il M5S che nei due collegi maggioritari, di Avellino e di Ariano Benevento, è dato al di sopra del 30%.

Mi pare che questo dato, al momento, assecondi più una percezione che in quella direzione c’è, che si sente, che sembra avanzare. Per il resto, vedo due debolezze complessive nel sondaggio realizzato da Demetra per Irpinianews: la prima, che potrà anche essere opinabile, si riferisce ai valori sottostimati che riguardano l’astensione e il consenso al Partito Democratico. Ma questa, ripeto, è osservazione opinabile. L’altra è invece più oggettiva e motivata. Il sondaggio chiede al campione intervistato quale partito o movimento politico voterebbe il 4 marzo. La domanda finisce per somigliare ai viaggiatori in disguido, quelli che prendono il treno per andare a Roma e si ritrovano a Canicatti. Voglio dire che non fa distinzione tra collegi maggioritari e collegi proporzionali. Nel maggioritario si sfidano i candidati e vince chi prende un voto in più. La differenza insomma la fanno i nomi, le facce, le storie dei candidati. Interrogare sulle intenzioni di voto senza che gli elettori conoscano nomi, facce e storie dei candidati, secondo me è creare a dir poco un disguido e ricavarne dati che potrebbero rivelarsi impupazzati.

Penserei più ai voti, quelli veri che gli elettori depositeranno nell’urna il 4 marzo. In queste poche settimane di campagna elettorale, che saranno all’arma bianca, noi cittadini, soprattutto i giovani, dovremmo costruirci uno spazio per riflettere, oltre i clamori e la molta ferraglia che sentiremo nei giorni a venire. Uno spunto per cominciare sono le parole che ci ha detto il vescovo qualche giorno fa: le istituzioni sono in pericolo perché la principale attività di molti che si candidano a rappresentarle è quella di demolirle giorno per giorno, utilizzando anche tecniche di comunicazione tanto invasive quanto infedeli rispetto alla verità dei fatti. Monsignor Aiello non difende evidentemente lo status quo, l’establishment. Dice un’altra cosa: chi promette vita nuova alla democrazia e ai suoi cittadini investendo sulle macerie, ci sta ingannando di brutto. Su questo vale la pena di riflettere. Poi ognuno deciderà come gli pare, ma avendoci riflettuto non avrà di che pentirsi.