SE LE PAROLE DEI PROGRAMMI SONO PIU’ NUMEROSE DEGLI ELETTORI

SE LE PAROLE DEI PROGRAMMI SONO PIU’ NUMEROSE DEGLI ELETTORI

25 Maggio 2018 0 Di Norberto Vitale

Vi è un dato costante (e preoccupante) che da alcuni decenni ormai accompagna gli appuntamenti elettorali: il numero progressivamente decrescente degli elettori che anche vistosamente dimostrano disinteresse verso quelle istituzioni rappresentative, a partire dai comuni per non dire delle regioni, verso le quali dovrebbero sentirsi più prossimi, coinvolti e partecipi. Questo sarebbe anche frutto della “liquidità” contemporanea che in ogni dove, a cominciare dalle democrazie adulte, riserva alla partecipazione politica, e dunque al protagonismo dei cittadini nel discorso pubblico, una disponibilità residuale. In altri termini, l’idea novecentesca del destino comune è stata soppiantata in larghe e trasversali fasce della società da quella che inquadra il proprio destino a prescindere dal governo della comunità, che anche per le delusioni accumulate inducono a ritenere che votare o non votare cambia di niente il corso della propria vita. Altri si limitano a prenderne atto: nella democrazia del paese più potente del mondo non vanno forse a votare meno della metà dei cittadini americani? Sottovalutazioni che non tengono della qualità della democrazia che si riduce e al tempo stesso si vulcanizza: il decisore pubblico, dagli Stati Uniti a Panecuocolo, sorvegliato e giudicato da una opinione pubblica sempre meno partecipe, finisce per considerare il proprio compito una funzione a responsabilità limitata, con annesse discrezioni ed eccessi.

Cinque anni fa, Paolo Foti venne eletto sindaco al ballottaggio con mezza Avellino in età di voto che restò a casa. Se andassimo a verificare la tenuta di sindaci o presidenti di regione eletti con percentuali appena sopra o sotto la soglia del 50%, scopriremmo andamenti puntualmente insufficienti quando non catastrofici. Qualcosa si può fare, meglio possono farlo i candidati sindaci, seguendo il suggerimento di Giuseppe De Rita: state attenti a riempire pagine e pagine di buoni propositi. Paradossalmente allontanano l’attenzione di quegli stessi a cui sono rivolti e frequentemente si rivelano un boomerang per chi dettagliatamente li propone. Chi si candida a governare, è questo il senso, deve avere senso di realismo, capacità di sintesi, scala di poche priorità, soluzioni possibili e non immaginarie o immaginifiche ai problemi che sono alla base della vita quotidiana dei cittadini. Se gli otto candidati sindaci di Avellino, mettessero in fila cinque-punti-cinque e spiegassero solo quelli, offrirebbero un concreto e importante contributo alla partecipazione dei cittadini.