SE IL GOVERNO METTE IN DISCUSSIONE ANCHE ‘INDUSTRIA 4.0’

SE IL GOVERNO METTE IN DISCUSSIONE ANCHE ‘INDUSTRIA 4.0’

22 Novembre 2018 0 Di Sandro Feola

L’apparato produttivo italiano, in particolare al Sud, è chiamato a fare i conti con una discontinuità che sconcerta e disorienta gli investitori, inducendoli a preferire altre realtà dove gli esecutivi si dimostrano meno miopi nel definire le politiche economiche.

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Il Documento programmatico di bilancio, presentato alle istituzioni europee dal Ministro dell’Economia, indica una inversione di rotta sul piano ‘Industria 4.0’ che, se confermata, rischia di arrecare danni significativi all’economia del Paese.

Il piano, che fin qui ha supportato e incentivato le imprese che hanno investito in nuovi beni funzionali alla implementazione digitale e tecnologica dei processi produttivi, ha determinato in questi anni un meccanismo virtuoso che si è innestato agevolmente in una realtà sempre più caratterizzata dalla diffusione delle nuove tecnologie e dalla conseguente esigenza di “tenere il passo” della competitività. Una necessità ineludibile in un contesto globalizzato, aperto ad una concorrenza internazionale sempre più agguerrita, alla quale l’Italia può rispondere efficacemente solo se è in grado di affiancare politiche economiche perspicaci e capaci di integrarsi con la rivoluzione tecnologica in atto, in linea con le caratteristiche proprie di un Paese che è imbattibile in termini di inventiva, qualità e peculiarità delle proprie produzioni.

I dati.

Lo scorso mese di luglio il Ministero per lo sviluppo economico ha presentato un rapporto sulla diffusione delle tecnologie rappresentative dell’Industria 4.0 nel contesto produttivo italiano. “Sul totale della popolazione dell’Industria in senso stretto, – si legge nel rapporto – l’8,4% delle imprese utilizza almeno una delle tecnologie considerate. A questa quota si aggiunge un ulteriore 4,7% di imprese che, anche se non coinvolte attualmente, hanno in programma investimenti specifici nel prossimo triennio.” La propensione verso queste tecnologie, come è ovvio che sia, aumenta in maniera significativa nelle aziende di maggiori dimensioni: “Già al di sopra dei 10 addetti – si legge ancora nel rapporto – le imprese 4.0 rappresentano il 18,4% del totale delle piccole imprese, tra le aziende tra i 50 e i 249 addetti si raggiunge il 35,5% dei soggetti, sino ad arrivare al 47,1% delle imprese con almeno 250 addetti.”
Lo studio Ambrosetti ha pubblicato lo scorso mese di aprile, uno studio dal quale si evince che gli investimenti delle imprese in ambito 4.0 hanno registrato un aumento dell’11%, per un totale lordo di 80 miliardi di euro, mentre nel 2017 è più che raddoppiato il numero di imprese che ha beneficiato del credito di imposta rispetto al 2016. Nuovi investimenti, si sa, significa nuova occupazione, nuova ricchezza, nuove opportunità.

I cambiamenti del nuovo Governo.

Il Documento programmatico di bilancio, varato dall’Esecutivo a guida Conte, prevede incredibilmente un taglio significativo degli incentivi fin qui previsti dal piano Industria 4.0. Il bonus fiscale sugli ammortamenti connessi agli investimenti in macchinari e attrezzature effettuati nel 2019 viene prorogato, ma – si legge nel documento – “con alcune modifiche nell’entità”. Secondo Confindustria, si prospetta un taglio del 175% dell’iper ammortamento sui beni materiali e del 120% sui beni immateriali. Il super ammortamento varrà solo per gli investimenti programmati nel 2018 con un taglio del 30%.

Discontinuità e incertezza.

Viene da chiedersi che senso abbiano queste misure che depotenziano un Piano che ha prodotto risultati eccellenti in termini di investimenti e, di conseguenza, di creazione di nuova ricchezza, di formazione del personale e di nuova occupazione. E occorre riflettere su quello che probabilmente è il dato più preoccupante per le aziende che si è determinato in seguito alle decisioni dell’Esecutivo: quello della incertezza. L’azione del Governo, infatti, sta mettendo in discussione i programmi di investimento a medio termine elaborati dalle aziende italiane alla luce della progressiva implementazione fin qui registrata del Piano ‘Industria 4.0’. L’apparato produttivo italiano, in definitiva, è chiamato a fare i conti, in particolare al Sud, con una discontinuità che non solo danneggia e deprime le imprese, ma sconcerta e disorienta ulteriormente gli investitori, anche internazionali, inducendoli a preferire altre realtà dove i governi si dimostrano meno miopi nel definire le politiche economiche.

Se questo è il cambiamento annunciato dai nuovi governanti, è evidente che almeno per la miriade di piccole e medie imprese, che costituiscono l’ossatura dell’apparato produttivo italiano, le prospettive, almeno per ora, sono tutt’altro che rosee.