SE FESTA INTERCETTA LA VOGLIA DI CAMBIAMENTO DEGLI AVELLINESI

SE FESTA INTERCETTA LA VOGLIA DI CAMBIAMENTO DEGLI AVELLINESI

18 Gennaio 2019 0 Di Sandro Feola

Basta schemi precostituiti, basta interlocuzione con i partiti e via libera ad una “rete di persone” che abbiano un’idea comune di città. Gianluca Festa delinea così dalle colonne de “Il Mattino” l’alveo entro il quale intende muoversi in vista delle elezioni nel Capoluogo, ribadendo, ancora una volta, la sua assoluta ritrosia alle logiche – che in Irpinia appaiono immortali – della partitocratizia correntizia. Le stesse che hanno indotto il centrosinistra irpino a subire scelte di vertice e, di conseguenza, ad inanellare una serie di sconfitte elettorali, non solo ad Avellino ma anche alle provinciali. 

Gianluca Festa, tuttavia, a differenza di chi oggi – anche un po’ tardivamente – sposa il civismo predicato da tempo dalle parti di Angelo D’Agostino, è la figura che più di altre può rappresentare un’alternativa solida e credibile al populismo ancora accattivante del Movimento cinque stelle. Nel contesto di un centrosinistra caratterizzato da un fiorire di liste e associazioni “civiche” dalla dubbia consistenza e da un Pd le cui correnti continuano a farsi la guerra platealmente, la figura di Festa è quella che, almeno al momento, primeggia, non solo perché solida in termini elettorali e di esperienza amministrativa, ma soprattutto perché contestualmente legittimato ad impersonare la voglia di cambiamento espresso a più riprese dall’elettorato. 

Il percorso politico di Festa, infatti, è sempre stato caratterizzato, pur tra tante sfumature, da una coerenza di fondo che gli è diffusamente riconosciuta dall’elettorato e persino dalla parte più onesta intellettualmente del M5S: ha sempre manifestato un’avversione netta contro la nomenclatura che ha condizionato la vita politica irpina, la stessa che ha sempre preteso di assumere decisioni, curandosi poco o per niente delle volontà espresse dalle assemblee.

Chi per contestare questa tesi imputa a Festa il suo trascorso amministrativo, paradossalmente ne evidenzia la caratteristica che più manca ai suoi competitor, in particolare a quelli che si vantano di essere “nuovi” alla vita politica, cioè la capacità di amministrare la città, di farsi carico quotidianamente dei suoi problemi, di assicurare la gestione dell’ordinario prima di prospettare  cambiamenti straordinari, tanto mirabolanti quanto spesso irrealizzabili. L’esperienza del M5S a Palazzo di Città, per quanto breve, ha dimostrato quanto sarebbe stata utile anche una minima dimestichezza con la materia amministrativa. E non è bastata la presenza autorevole di un assessore esperto come Carmine de Angelis a compensare la mancanza di esperienza dei suoi colleghi e del primo cittadino. 

In definitiva, Festa sintetizza in sé le caratteristiche del Sindaco di cui ha bisogno un capoluogo rimasto scottato dalla eccessiva fiducia riposta nei pentastellati. Deve essere chiaro, tuttavia, che la voglia di cambiamento degli avellinesi è intatta. Dunque se gli avversari del movimento grillino vogliono avere una speranza di vittoria devono necessariamente attrezzarsi per intercettarla. Ed è evidente che chi ha le carte in regola per farcela è proprio il leader di DavVero.