SE CIPRIANO PROVA A FAR FESTA

SE CIPRIANO PROVA A FAR FESTA

1 Giugno 2019 0 Di Sandro Feola

“Per arrivare nelle periferie gli darò google maps”, aveva detto così Gianluca Festa al suo competitor durante una delle sue ultime conferenze stampa. E Luca Cipriano, candidato dell’establishment Pd e post demitiano, deve averci fatto un pensierino; deve aver realizzato, con il suo staff, che per conquistare i voti dei quartieri periferici gli sarebbe servito qualcosa in più di un ventaglio tutto colorato con su stampati in giallo, verde e ciclamino i nomi di San Tommaso e Rione Mazzini. Devono avergli spiegato, in definitiva, che le elezioni si vincono là, nelle periferie, e nella città che, al di là dell’indirizzo di residenza, ama poco quelli con la puzza sotto il naso, con l’area da professorini che sanno tutto e pretendono di insegnare tutto a tutti.

E così Cipriano, che non è affatto sprovveduto, deve aver pensato di rimediare a questa distanza dalle persone comuni e dalle loro vite quotidiane con una cospicua produzione social e televisiva. Che probabilmente gli costerà pure parecchio, ma che in tutta franchezza gli sta venendo piuttosto male.

luca ciprianoDai post più recenti, infatti, viene fuori un Candidato che si presenta mostrando una spontaneità e una familiarità con i cittadini che è piuttosto innaturale, evidentemente inusuale. Si ha la percezione, insomma, di una persona che tenta di apparire ciò che non è. E che nel farlo rischia tante volte di scadere in una rappresentazione persino goffa di se stesso.

Non ce ne voglia il leader del Mai Più che fu, ma la sensazione che si ha è anche quella di chi tenta di inseguire o, meglio, di somigliare al suo competitor, quel Gianluca Festa che non a caso ha scelto come slogan ‘Il Sindaco di tutti’. E che effettivamente è il candidato nel quale tutti gli avellinesi, non solo quelli della borghesia, possono riconoscersi.

Luca Cipriano dovrebbe immaginare strategie comunicative diverse per essere riconosciuto anche dagli elettori che vivono a Rione San Tommaso, e non solo da quelli che affollavano il teatro Gesualdo i fine settimana. Molto spesso, troppo spesso, senza pagare il biglietto.