SCUOLA ED ORDINANZE, UN SISTEMA “A MACCHIA DI LEOPARDO” CHE NON  DA’ SICUREZZA A STUDENTI E FAMIGLIE

SCUOLA ED ORDINANZE, UN SISTEMA “A MACCHIA DI LEOPARDO” CHE NON DA’ SICUREZZA A STUDENTI E FAMIGLIE

25 Agosto 2020 0 Di Delfino Sgrosso

E’ di queste ore la notizia che il governo italiano, nella persona del premier Conte, ha ribadito fermamente la volontà di riaprire le scuole di ogni ordine e grado il 14 settembre, vale a dire una settimana prima delle elezioni, convocando però una sorta di conferenza dei Ministeri coinvolti, da quello dell’Istruzione a quello degli affari Regionali senza trascurare quello dei Trasporti, la Protezione Civile e il dicastero della Sanità.

Tutti impegnati per garantire che il ritorno a scuola si faccia con regole severe, certe e, soprattutto univoche. Quest’ultimo aspetto non è per nulla scontato, dal momento che ogni regione, provincia, comune sembra che non aspetti altro che le indicazioni generali per porre i suoi “distinguo”.

Il risultato è una serie di delibere, ordinanze, divieti e prescrizioni che vengono emanati a macchia di leopardo, con lo Stato centrale impegnato più a controllarne la legittimità che a prevedere e programmare un futuro che è sempre più vicino. Che sia fatto per coscienza, per meglio adattare quanto accade alle esigenze del territorio o solo per becero calcolo politico, sulla pelle dei cittadini, non possiamo saperlo.

Quello che però preme sottolineare è che la scuola ha bisogno di interventi corposi e sostanziali, non solo e non soltanto nella doverosa programmazione e messa in atto delle norme anti-covid, ma anche e soprattutto nella strutturazione di una macchina, quella scolastica, già duramente colpita dall’inerzia passata e dalla pandemia presente, una macchina che ha bisogno con urgenza innanzitutto di docenti.

Ed inoltre c’è un’altra domanda che andrebbe posta: di fronte ad un’emergenza così grave, internazionale, che ci ha costretto a chiudere per mesi, perché lo stato centrale non ha richiamato a sé le deleghe su scuola e sanità, almeno in alcuni campi, impedendo così la strutturazione degli interventi da parte di regioni, province, comuni a macchia di leopardo? Cosa ha impedito questa decisione che avrebbe dato se non altro indicazioni precise e circostanziate su due temi, sanità ed istruzione, che sono così sentiti dalla popolazione?

Intanto il tempo passa inesorabile e gli irpini, gli italiani, vorrebbero una risposta alla semplice domanda: ma i nostri figli, a scuola, potranno andare in sicurezza? Ci sembra tuttavia, ahinoi, che il problema non sia la domanda ma a chi essa vada posta…