SCUOLA E TRASPORTI, È DURO SCONTRO TRA GOVERNO E REGIONI SULLA GESTIONE DELL’EMERGENZA

SCUOLA E TRASPORTI, È DURO SCONTRO TRA GOVERNO E REGIONI SULLA GESTIONE DELL’EMERGENZA

14 Ottobre 2020 0 Di Delfino Sgrosso

Siamo alle solite. Mentre il contagio aumenta, a ritmi inferiori alla prima ondata, ma innegabilmente aumenta, chi dovrebbe prendere provvedimenti strutturali, vale a dire governo e regioni, pensa prima a litigare e poi a decidere. Un po’ la vecchia storia del medico che disserta sulla malattia e, nel frattempo, il malato muore.

Lo scontro è nuovamente sulla scuola, con un botta e risposta che ci lascia onestamente sconcertati. Si è cominciato con la proposta di alcuni governatori di lasciare a casa gli studenti delle superiori per limitare gli spostamenti con i mezzi pubblici. Pronta la risposta del Ministro Azzolina che dice: “il contagio non avviene a scuola”. Punto.

Le regioni hanno quindi chiesto fondi per i mezzi pubblici ma il governo, di fatto, non ha stanziato neanche quelli per gli scuolabus. E così il problema resta lì, inevaso, con entrambi i contendenti che paiono guardarlo non nella sua interezza ma solo ognuno dalla propria posizione.

Le scene trasmesse dai media riguardanti gli affollamenti dei mezzi pubblici hanno ormai fatto il giro del paese. La necessità di riempire tram, autobus e metropolitane non oltre l’80% della capienza massima si è drammaticamente scontrata con la penuria di mezzi necessaria per garantire ai lavoratori le corse necessarie per essere presenti al proprio posto di lavoro ogni mattina.

Tra questi lavoratori, una parte importante la recitano proprio i ragazzi delle superiori che, ad orari ben noti, al mattino e dopo le 13:00, prendono di assalto, tutti e contemporaneamente, i mezzi pubblici. Risultato? Stretti come sardine, sono veicoli di contagio, spesso inconsapevoli, per sé e per i propri cari, a partire dagli anziani.

E dunque cosa fare? Le soluzioni appaiono piuttosto limitate. Si potrebbero scaglionare gli ingressi e le uscite dei ragazzi da scuola, ma a pagarne il prezzo sarebbero soprattutto le famiglie italiane, che si vedrebbero sicuramente sconvolta la propria organizzazione giornaliera.

Si potrebbero lasciare a casa i ragazzi delle superiori, ossia, quelli più interessati agli spostamenti con mezzi pubblici, ma ciò vorrebbe dire comunque riorganizzare le famiglie, anche se in misura minore, e, comunque, la proposta ha ricevuto un secco “no” dal Ministro Azzolina, la quale, per amor del vero, si è anche ben guardata da proporre soluzioni alternative.

Si potrebbero potenziare i servizi pubblici, ma con poteri commissariali, dal momento che una gara per l’acquisto di autobus può durare anche due anni e mezzo. Ed in ogni caso, poteri commissariali o meno, ci vogliono i soldi per portare a casa bus, tram e metropolitane. Quelli che il governo sembra non avere o non voler impiegare in questo settore, confermando la sensazione che la seconda ondata sia stata sottovalutata un po’ da tutti, affidandone la gestione a decreti che non possono, da soli, essere risolutivi.

Servono scelte strutturali, anche coraggiose, in un momento in cui non c’è l’ansia di febbraio e marzo, ma nel quale c’è necessità di azioni ferme e decise, senza se e senza ma. E soprattutto senza continuare solo a parlare, mentre il malato, lentamente, muore.