SCONTRO TRA EX DC. DE MITA A GARGANI E ZECCHINO: “LI HO FATTI CRESCERE, POI HANNO PERSO L’ILLUMINAZIONE”

SCONTRO TRA EX DC. DE MITA A GARGANI E ZECCHINO: “LI HO FATTI CRESCERE, POI HANNO PERSO L’ILLUMINAZIONE”

28 Agosto 2020 0 Di La redazione

La campagna elettorale per le regionali in Campania – ma per meglio dire in Irpinia – è anche un “groviglio popolare”. Candidati, simboli, movimenti, ispirazioni e partiti che si rifanno alla balena bianca si collocano trasversalmente.

E inevitabile è lo scontro contrapposto, non tanto sul presente, piuttosto su un passato che fu, e la disputa è su chi ha più diritto a rivendicarlo.

Accade così che De Mita ironizzi dopo il caso candidatura presentata ritirata e riaffermata di Maggio sull’assenza di pensiero tra i popolari, che Gargani gli risponda sottolineando la Federazione dei popolari (con oltre 60 tra movimenti e associazioni) a differenza del richiudersi nel partito dell’io; Zecchino, intanto, nel dibattitto politico interviene in maniera critica sul popolarismo demitiano, ed ecco che il leader di Nusco approfitta della presentazione della lista Fare Democratico – Popolari ad Atripalda (Av), per rispondere ad entrambi su sollecitazione dei cronisti .

Gargani rivendica di essere l’unico partito popolare presente alle regionali ? «Gargani è un mio amico – parte cauti De Mita – . Da un po’ di tempo non ha più l’equilibrio della intelligenza. A me dispiace. I pensieri non s’inventano, si affrontano. Si discutono. E come si fa a pensare al pensiero popolare e si fa l’alleanza con la Lega? Mi sembra una cosa difficile . E’ come nel rapporto uomo-donna, non si deve sbagliare».

Poi su Zecchino e il giudizio critico sul popolarismo demitiano, De Mita è laconico: «Ha nostalgia del pensiero che non ha. Io faccio una cosa semplice e oggettiva. Anche perchè il pensiero popolare, che è di Sturzo, non è che l’ho fatto io. Io ho scoperto, girando, che la riscoperta di questo pensiero è più diffusa di quanto non immaginiamo. Allora mi sono dedicato a far emergere questo pensiero, non è mio. Ho corretto un difetto che avevamo prima: Sturzo nel primo periodo è un grande pensatore. Poi lo cacciano, va lontano, prima in Inghilterra e poi in America. L’organizzazione delle attività produttive le vorrebbe pure spostare in Italia, però la realtà era diversa. Non a caso il sostituto del pensiero sturziano è stato De Gasperi a partire dalla riforma agraria, ad esempio. Moro è invece contrario perchè è ragazzo quando l’avvento del fascismo porta all’adesione di pezzi notevoli del pensiero popolare. Loro erano guidati da Montini che poi diventa Papa e si riferirono ad un grande pensatore francese, sacerdote-vescovo (Mitterand) . Poi si resero conto che era un pensiero che non funzionava. E ancora Moro, alla fine, è l’interprete del popolarismo maturo.
Del resto, Moro fa un’alleanza col Pci, e un’alleanza col partito comunista si fa con un pensiero e non con le battute di Zecchino o con le cose superficiali di Gargani. Mi dispiace. Io lo posso dire in maniera serena. Ho avuto dal Padreterno un premio. Sono vissuto oltre il tempo che immaginavo e in questa parte di tempo il pensiero mi aiuta a riflettere. Quando uno fa una battuta anziché un’analisi, fa lo spiritoso, non fa un servizio. Questa congrega degli amici che io ho elevato sono la produzione della mia attività politica. Io ho cominciato, li ho fatti crescere – chiosa De Mita – mi rendo conto che poi crescendo si perde l’illuminazione».