ACQUA, IRPINIA ALL’ASCIUTTO. ALTRI 140 MILIONI DI € PER LE RETI  COLABRODO SCORRERANNO ALTROVE

ACQUA, IRPINIA ALL’ASCIUTTO. ALTRI 140 MILIONI DI € PER LE RETI COLABRODO SCORRERANNO ALTROVE

19 Maggio 2022 0 Di Anna Guerriero

Niente fondi per riparare le reti idriche colabrodo delle aree interne. Destinati ad altre province 140 milioni di euro. Il destino di Alto Calore, intanto, si deciderà dinanzi al Tribunale di Napoli e non di Avellino.

C’è chi può e chi non può. Alto Calore e Ge.se.sa non possono. Soltanto le proposte avanzate dai gestori idrici della provincia di Salerno e dalla Gori, nel napoletano, beneficeranno con ogni certezza di 140 milioni di euro di fondi europei destinati alla sistemazione delle reti fatiscenti.

Alle società delle aree interne, purtroppo, manca l’affidamento del servizio integrato, un tema su cui comuni e regione continuano a nicchiare. I piani per Irpinia e Sannio sarebbero stati automaticamente bocciati. I consiglieri dell’ente idrico campano avranno immaginato di non dover riproporre quei progetti per evitare la brutta figura, che in realtà resta, come restano solo su carta interventi per circa 30 milioni di euro che non si riescono a finanziare.

Il piano per i fondi Pnrr da trasmettere al Ministero è stato approvato all’unanimità con la sola astensione del consigliere napoletano Salvatore Parisi.

Mentre l’assemblea dall’ente Idrico aveva luogo, all’esterno si registrava la simbolica protesta di Padre Alex Zanotelli per il mancato finanziamento di 50 milioni di euro d’interventi in favore all’acquedotto di Napoli Abc.

Non c’era nessuno a protestare per Irpinia e Sannio che sono messe addirittura peggio, con i cittadini che l’acqua la pagano molto di più e che vedranno invece scorrere altrove le risorse (Abc è rientrata nella prima fase dei finanziamenti, ndr).

Quei soldi che l’Europa mette a disposizione servirebbero a tutelare la risorsa. Il ragionamento è semplice: più acqua si preleva alle sorgenti e s’immette nelle reti in cui si disperde fino al 60%, più gli irpini pagheranno energia per sollevare ancora più acqua dalle sorgenti. Pagheranno gli irpini, si badi bene, non i cittadini campani, poichè i costi della tariffa ricadono sul singolo distretto. La perequazione regionale è ad oggi solo una promessa, dai tempi e dai volumi incerti.

Anche il neo coordinatore dell’ente idrico Irpinia-sannio, Franco Damiano, ha dovuto subito alzare bandiera bianca dichiarando che entro ottobre – quando ci saranno nuovi fondi da stanziare – il distretto sarà pronto.

Un’ipotesi al momento non supportata da atti ma solo da volontà, come quella di sdoppiare l’ambito tra Avellino  e Benevento per riuscire ad affidare il servizio, forse a Gesesa, mentre l’Irpinia resta ancora più penalizzata dovendo fare i conti con la vicenda giudiziaria e lo scempio proveniente dal passato di Alto Calore (debiti per 160 milioni).

La richiesta di fallimento della società avanzata dalla Procura di Avellino si discuterà dinanzi al tribunale delle imprese di Napoli  e non di Avellino. Lo ha stabilito ieri la corte di cassazione.

In attesa dei giudici la politica irpina resta silente.

I fondi scorrono altrove. E nessuno in passerella che venga a spiegare come mettere fine alla vergogna.