SANTOLI: FORTI DUBBI SULLA SCELTA DI COINVOLGERE LE BANCHE NELLA CASSA INTEGRAZIONE

SANTOLI: FORTI DUBBI SULLA SCELTA DI COINVOLGERE LE BANCHE NELLA CASSA INTEGRAZIONE

2 Aprile 2020 0 Di La redazione

“Sinceramente non capiamo il coinvolgimento della banche nella questione della Cassa integrazione  causata dal coronavirus. – così Gerardo Santoli vice presidente nazionale della Confimprenditori- se i soldi ci sono perché ad anticiparla non è direttamente l’Inps invece di costringere i lavoratori in solido con i datori di lavoro a chiedere un prestito perché di questo si tratta.  Di un prestito magari concesso con costi molto bassi, ma con dei costi e con dei rischi. In caso di mancato accoglimento della richiesta di integrazione salariale infatti, o allo scadere del termine dei sette mesi non sia intervenuto il pagamento da parte dell’INPS, la Banca potrà richiedere l’importo dell’intero debito relativo all’anticipazione  al lavoratore  che provvederà ad estinguerlo entro trenta giorni dalla richiesta. In caso di inadempimento del lavoratore, la banca,  comunicherà al datore di lavoro il saldo a debito del conto corrente dedicato. In tal caso, a fronte dell’inadempimento del lavoratore, il datore di lavoro verserà su tale conto corrente gli emolumenti spettanti al lavoratore, anche a titolo di TFR o sue anticipazioni, fino alla concorrenza del debito. Il lavoratore darà preventiva autorizzazione al proprio datore di lavoro in via prioritaria rispetto a qualsiasi altro vincolo eventualmente già presente evitando che sia il datore di lavoro a dover regolare i criteri di prevalenza tra i diversi impegni presenti, nei limiti delle disposizioni di legge. Sussiste la  responsabilità in solido del datore di lavoro a fronte di omesse o errate sue comunicazioni alla banca oppure a fronte del mancato accoglimento – totale o parziale – della richiesta di integrazione salariale per sua responsabilità: in tal caso, la Banca richiederà l’importo al datore di lavoro responsabile in solido, che provvederà entro trenta giorni”.