SANITÀ, LA LUCE CHE ILLUMINA IL BUIO TUTT’INTORNO

SANITÀ, LA LUCE CHE ILLUMINA IL BUIO TUTT’INTORNO

8 Aprile 2021 0 Di Vincenzo Di Micco

L’inaugurazione del centro per l’autismo di Sant’Angelo dei Lombardi svela che l’Ospedale – simbolo del terremoto dell’80 – continuerà a rimanere ai margini per assistenza e che il centro autistici di Valle di Avellino, smantellato politicamente, non aprirà per ora

Il taglio del nastro del primo centro per l’autismo in Irpinia è un’ottima notizia. Sarà di sostegno alle famiglie e diventerà un’àncora per i bimbi che soffrono del disturbo. È sorto nelle stanze al primo piano dell’ospedale “Criscuoli-Frieri” in tempi record, a meno di due anni dall’idea e grazie a cospicui investimenti pubblici.

L’inaugurazione in pompa magna, malgrado tutto, mette in luce o per meglio dire in ombra, due cose.

La prima è che che il centro per l’autismo di Valle, ad Avellino, in corso di costruzione da vent’anni, non vedrà la luce per ora. Un progetto nato sotto una cattiva stella e accompagnato, nel tempo, da cattive volontà politiche. Attualmente mancano fondi e personale per gestirlo, risore che prima della fine della pandemia no verranno fuori come un conniglio dal cilindro.

Ben vengano gli impegni assunti ieri per il futuro ed il dialogo tra istituzioni. Ma basta “mister buffi” e prese in giro. Se non si può o non lo si deve utilizzare per quel fine, emerga chiara la verità. Lo si deve alle famiglie che hanno lottato e pianto in questa lunga odissea.

La seconda novità, emersa nitidamente dalle dichiarazioni del Governatore Vincenzo De Luca, è che l’ospedale altirpino verrà  potenziato. «Parlando tutavia chiaro e senza fare demagogia – ha precisato il Presidente – siamo usciti da dieci anni di commissariamento e porcherie inimmaginabili. Avevamo moltiplicato reparti, primariati e strutture complesse al di là di ogni sostenibilità finanziaria. Ne siamo usciti con un lavoro rigoroso. Demagogia zero. Non possiamo tornare in quella condizioni, non si possono moltiplicare reparti a 5 km di distanza (?). Abbiamo al “Moscati” – chiosa De Luca – reparti e primari che fanno invidia all’Italia intera».

Viva la chiarezza. Impegno serio. L’ospedale situato nel cratere del terremoto del 1980, 40 anni dopo, continuerà a non avere per ora neppure un posto di Rianimazione, nè di terapia intesiva (occhio che i macchinari acquistati e donati dalla popolazione finiranno col diventare obsoleti). Sicchè, i cardiologi continueranno a fuggire per non restare a far solo consulenze. Gli infermieri del Pronto soccorso continueranno a imprecare per l’assenza di operatori socio sanitari. Si continuerà, cioè, a produrre numeri e non salute. Ma il  potenziamento verrà prima o poi, ampie le rassicurazioni in tal senso.

L’Irpinia si metta l’anima in pace. Soprattutto gli altirpini. Loro, almeno, lo sanno che gli ospedali di Ariano ed Avellino distano molto di più di 5 km, e che per raggiungerli bisogna percorrere strade infernali… lastricate di buone intenzioni.