SALVINI, IL PROCESSO PALCOSCENICO E LE COMPARSE A 5 STELLE

SALVINI, IL PROCESSO PALCOSCENICO E LE COMPARSE A 5 STELLE

29 Gennaio 2019 0 Di Sandro Feola

Matteo Salvini è pronto a farsi mandare a processo dal Senato della Repubblica: lo sa bene che, salvo stravolgimenti dell’ultima ora, l’esito del voto è scontato. Ma il Ministro lo vuole fare a modo suo. E’ pronto a farsi “martirizzare” pubblicamente, ad essere, secondo la sua visione, la vittima che si immola sull’altare della sicurezza contro quella Europa delle banche che non solo affama la classe media con un rigore fine a se stesso, ma che non intende fare la sua parte per accogliere i tanti migranti/richiedenti asilo dei quali solo l’Italia dovrebbe farsi carico.

La richiesta a mezzo lettera di essere graziato, sulla quale oggi le opposizioni ironizzano, nasce dalla consapevolezza che il voto con il quale i senatori delle opposizioni e del M5S  manderanno il Ministro dell’Interno alla sbarra servirà a renderlo mediaticamente – sempre secondo la sua visione – l’unico difensore delle cause del sovranismo; l’unico a tutelare i cittadini dalle invasioni di africani e siriani, l’unico difensore degli italiani che vogliono andare in pensione prima, pagare meno tasse, vivere nella massima sicurezza, possibilmente senza avere troppe rotture di scatole da terzi.

Che piaccia o meno, il leader della Lega si muove con la consapevolezza di chi conosce bene i meccanismi della comunicazione, di chi li cavalca con una disinvoltura che per certi versi è persino cinica. Non ha cambiato idea sul farsi processare. Ha solo scelto lui – e non altri – come arrivare in quell’aula di Tribunale, ha organizzato il “palcoscenico” in modo da essere lui e solo lui il protagonista. E quando tutto si sarà compiuto, quando il poema epico sarà stato rappresentato, gli alleati del M5S, baldanzosi e coerenti, avranno fatto un ulteriore passo avanti verso l’insignificanza di chi sul palco è relegato, tutt’al più, al ruolo di comparsa.