SABATO VENERAZIONE STRAORDINARIA DELLA SACRA SINDONE DELLA CUI STORIA FA PARTE ANCHE L’IRPINIA

SABATO VENERAZIONE STRAORDINARIA DELLA SACRA SINDONE DELLA CUI STORIA FA PARTE ANCHE L’IRPINIA

5 Aprile 2020 0 Di Anna Guerriero

Una venerazione straordinaria della Sacra Sindone in diretta televisiva e su Internet. Accadrà il prossimo 11 aprile, sabato di Pasqua. A guidare la preghiera l’arcivescovo di Torino, monsignor Cesare Nosiglia che  ha dato l’annuncio in una comunicazione online.

“Mi pervengono migliaia e migliaia di messaggi dalla gente, giovani, adulti e anziane, sani e malati, – ha aggiunto l’arcivescovo –  per chiedermi che nel momento di grave difficoltà che stiamo attraversando si possa pregare durante questa settimana Santa davanti alla Sindone, per chiedere a Cristo la grazia per vincere il male. Ho accolto volentieri questa richiesta e assicuro tutti che la realizzeremo Sabato Santo. Grazie alla televisione e ai social, sarà disponibile a tutti nel mondo intero l’immagine del sacro telo”.

Della storia della Sacra Sindone fa parte anche l’Irpinia.Un legame quasi indissolubile unisce il santuario di Montevergine e la Sacra Sindone , rinsaldato da un evento straordinario, che segnò uno dei momenti più importanti per la storia dell’abbazia, scelta come luogo sicuro per mettere in salvo la reliquia più importante della cristianità.

Scoppiato nel settembre del 1939 il II conflitto mondiale, il re Vittorio Emanuele III pensò di mettere al sicuro il sacro lenzuolo che avvolse il corpo di Cristo dopo la deposizione dalla Croce.

Con telegramma del 7 settembre l’abate Giuseppe Ramiro Marcone fu convocato telegraficamente alla segreteria di Stato del Vaticano, dal cardinale Luigi Maglione, il quale gli comunicò che la scelta per il deposito temporaneo della Sindone era caduta sul cenobio benedettino irpino, dove il 25 settembre 1939, circondata dal più geloso segreto, la preziosa reliquia fu trasferita in automobile, senza nessuna apparente scorta militare.  Nel verbale di consegna firmato dall’abate Marcone, dal canonico Paolo Brusa, custode della Sacra Sindone, dal priore di Montevergine, Bernardo Rabasca e dal cappellano del Re, Giuseppe Gariglio, furono contenute tutte le disposizioni: la Sindone, arrotolata, veniva deposta in una cassetta d’argento rivestita di broccato. Essa doveva essere collocata  in una cassa di legno più grande, avvolta da un involucro di tela chiuso con sigilli di piombo e recante la scritta: Reliquiari, che sarebbe stata nascosta nella clausura del monastero sotto l’altare ligneo del Coretto da notte, chiuso a chiave da un robusto paliotto di legno.  Per più di sette anni il sacro sudario fu custodito nel più assoluto segreto sotto l’altare della cappella dove i monaci benedettini recitavano il Vespro.  Nel 1946, terminata la guerra, prima di partire per l’esilio dopo il referendum istituzionale che sanciva la scelta repubblicana, il re Umberto II il 10 giugno con una lettera incaricava l’arcivescovo di Torino Maurilio Fossati di ottenere la restituzione della reliquia alla città di Torino.