RISCHI NON CALCOLATI!  DAL DIARIO POLITICO DEL 27 AGOSTO 2019

RISCHI NON CALCOLATI! DAL DIARIO POLITICO DEL 27 AGOSTO 2019

27 Agosto 2019 0 Di La redazione

Maiora premunt e allora qualcosa per disinnescare l’ondata che fino a qualche settimana fa sembrava travolgente della Lega a tutte le latitudini, bisognerà farla. Credo che il sovranismo, il populismo, la demagogia, le striscianti ideologie autoritarie, xenofobe non le contrastino governi di scopo, di svolta o di legislatura. Si combattono e si sconfiggono con la determinazione della politica a presidiare, a ascoltare, a colloquiare con i territori e con le persone in carne ed ossa. Da giorni, un insospettabile come Emanuele Macaluso inascoltato va dicendo: Non abbiate paura del popolo… la destra non si batte con una manovra di palazzo. Da Palazzo Chigi, chiunque sieda, si ha una visione diversa e non è un caso, Di Maio e Zingaretti ma anche Renzi lo mettessero nel conto, che negli ultimi 20 anni sinistra e destra hanno governato sostanzialmente per 10 anni ciascuno nei quali chi era al governo perdeva le elezioni e chi era all’opposizione le vinceva. Se la statistica dovesse confermarsi, il governo rosso-verde, qualunque cosa farà, rischia di portare i voti a Salvini con il cesto. Non è che mandi Salvini all’opposizione, gli impedisci di fare decreti sui flussi migratori e sull’immigrazione clandestina, sulla sicurezza sui quali ha fatto il pieno dei consensi, e hai risolto il problema. Quei problemi devi affrontarli tu e se pensi di farlo come facevi prima, non basterà il cesto per contenere i consensi moltiplicati che reclameranno Salvini non solo al Viminale ma anche a Palazzo Chigi.

Questa consapevolezza è forte in Zingaretti, meno nel M5s. Nel Movimento di fatto è cominciato il dopo Di Maio, e tornare all’opposizione con una dote elettorale anche molto dimagrita rispetto al 2018, per loro non sarebbe un problema. Anzi, molti dei 5 Stelle, a cominciare dalla base, pensano che questa sia la strada per evitare la sparizione che il ristretto gruppo dirigente, con qualche rarissima eccezione, potrebbe accelerare: ha acquisito tratti che fanno ricordare Andreotti piuttosto che i riferimenti del pur confuso ed anche scalcinato pantheon delle origini.

Zingaretti sa invece che tornare al governo, e farlo con i 5 Stelle, contiene più rischi che opportunità. Suo malgrado ha dovuto seguire l’agenda imposta da Renzi e molto confida nell’irrigidimento del M5s per ritornare da questa imposta subordinata alla tesi principale: in uno scenario tripolare, il Pd non può che guardare al M5s. Sempre che Salvini perda un po’ della sua forza trascinante, come l’ha persa in meno di due settimane, in grado di portare il centrodestra alla maggioranza assoluta, un governo Pd-5Stelle diventerebbe la soluzione naturale, auspicabile e produttiva soltanto dopo il passaggio nelle urne. Dice: e se nel frattempo vince Salvini?  E’ la democrazia, bellezza. Tra il rischio che Salvini possa vincere di poco e quello di aiutarlo a stravincere, è di gran lunga preferibile il primo, come ritiene Zingaretti e ritiene la stragrande maggioranza, dai più fini analisti alle persone dotate di minimo buon senso.