REGIONALI. I SONDAGGI SEGRETI, I CONSIGLIERI IN FUGA E DE LUCA CON LA FIACCOLA IN MANO

REGIONALI. I SONDAGGI SEGRETI, I CONSIGLIERI IN FUGA E DE LUCA CON LA FIACCOLA IN MANO

2 Luglio 2019 1 Di Sandro Feola

Non sono sondaggi ufficiali. Non si ha alcuna certezza sulla loro attendibilità. Eppure sugli smartphone dei consiglieri regionali gira più di una previsione sulle intenzioni di voto in Campania in vista delle regionali del 2020. Messaggi di Whatsapp che a Palazzo Santa Lucia rendono euforici gli inquilini della minoranza di centrodestra e terrorizzano quelli della maggioranza di centrosinistra.

La Lega sarebbe al 20%, Forza Italia al 10, Fratelli d’Italia all’8. Una eventuale lista con Mara Carfagna Presidente arriverebbe al 10. Candidando Grant, invece, la lista del presidente si fermerebbe al 5. Molto male il Centrosinistra (PD, socialisti, civiche, verdi) che non andrebbe oltre il 30%. A questo dato va sommato il consenso della Sinistra, che però – stando alle rilevazioni – non andrebbe oltre il 2%. La eventuale coalizione di De Magistris raccoglierebbe – nella peggiore delle ipotesi – un 5% che sottrarrebbe verosimilmente al Centrosinistra. I grillini non andrebbero oltre il 15%.

E così il Governatore, probabilmente non poco preoccupato, dopo aver annunciato un concorsone da 10mila posti di lavoro “a tempo indeterminato”, ha lanciato l’operazione “liste civiche”: una chiamata alle armi (e alla candidatura) di tutti quelli che hanno beneficiato a vario titolo dei suoi 5 anni di amministrazione. L’idea, della quale nessuno fa mistero, è quella di presentare un numero cospicuo di liste civiche per drenare consenso, affidandosi al vecchio ma sempre efficace porta a porta.

Ma i consiglieri regionali appartengono a quella categoria di politici che, dovendo conquistarsi l’elezione preferenza dopo preferenza, hanno acquisito un fiuto che non si fa forviare dagli specchietti per le allodole. Sanno bene che troppi sono i fattori che giocano contro De Luca e rischiano di rendere vani i suoi sforzi elettorali.

1 – L’opinione pubblica campana è delusa. La rivoluzione deluchiana tanto annunciata non c’è stata. O, se volete, non viene percepita come tale. Il “modello Salerno”, che ha fatto di De Luca una sorta di mito della buona amministrazione, non si è trasferito ad una Regione che la gente, invece, ha visto regredire, non progredire.

2 – La candidatura di De Magistris, con relativa coalizione di partiti e movimenti, non sottrarrà voti solo al Movimento Cinque Stelle, anch’esso in caduta libera. Toglierà voti anche e forse soprattutto al Centrosinistra, il cui elettorato, specie quello più deluso, troverà nel Sindaco di Napoli una alternativa accattivante al voto a sinistra estrema e pentastellati.

3 – Le elezioni regionali, checché ne dica De Luca da Salerno, hanno anche una non trascurabile e per certi versi determinante dimensione politica e l’aria che tira dice centrodestra, dice Lega. I dati alle europee lo hanno confermato. Ed è difficile negare che i voti di opinione che ne conseguono avvantaggeranno il Centrodestra, che – almeno al momento – ha il vento in poppa e non farà l’errore di presentarsi diviso.

4 – La figura del candidato presidente che il centrodestra sceglierà inciderà significativamente sul risultato. Un De Luca non più giovanissimo politicamente, e con un livello di gradimento piuttosto basso, difficilmente reggerebbe il confronto con Mara Carfagna, semmai dovesse essere lei a correre per lo scranno più alto della Regione. Ma anche se fosse Grant, meno noto, ma marchiato Lega, o Stefano Caldoro il confronto per il Governatore uscente sarebbe complicato.

Dai capannelli un po’ tragicomici che hanno animato l’ultima seduta del Consiglio regionale (quella andata deserta) è emersa questa realtà. I Consiglieri più esperti hanno previsto che nei comuni più popolosi, come Castellammare, Portici, Giugliano, Acerra, non ci sarà partita: il centrodestra prevarrà. Il centrosinistra la dovrebbe spuntare a Salerno e forse, di poco, ad Avellino, ma sarà sconfitto sonoramente a Caserta, Napoli e Benevento.

universiade papa francescoIl concorsone e qualche nomina di fine mandato riusciranno a porre rimedio a tutto questo? Larga parte dei consiglieri regionali di maggioranza, almeno al momento, è convinta di no. Alcuni di loro sono già usciti, come Zannini e Schiano. Molti altri si stanno guardando intorno. Al di là delle dichiarazioni di circostanza, siamo, in buona sostanza, a metà tra il “si salvi chi può” è un ben camuffato fuggi fuggi. Il tutto mentre il Governatore, con la fiaccola delle Universiadi in mano, gira la Campania per raccontare che lui la rivoluzione l’ha fatta veramente. Ma abbiamo la sensazione che a credergli non siano poi così tanti.

E al momento tanto è, se vi pare.