REDDITO DI CITTADINANZA&BARATTO SOLIDALE!

REDDITO DI CITTADINANZA&BARATTO SOLIDALE!

12 Ottobre 2018 0 Di Norberto Vitale

Consiglierei di trascorrere un’oretta in un qualsiasi centro dell’impiego della provincia di Avellino. Troverete persone e famiglie intere in fila ad iscriversi per essere pronti a ricevere il reddito di cittadinanza.

Giovani, meno giovani, uomini, donne anche anziani. Una signora avanti con gli anni, che prende 620 euro di pensione avendo versato contributi soltanto per 28 anni, chiede lumi: “Posso rinunciare alla pensione e prendere i 780 euro del reddito di cittadinanza?” No, le è stato spiegato.

E’ un accompagnamento fin che non le verrà offerto un lavoro e lei è troppo anziana per lavorare. Le spetta invece, se lo faranno, l’adeguamento al reddito: avrà 160 euro in più al mese.

Il giovane che fa il carrozziere e che oggi guadagna più dei 780 euro del reddito di cittadinanza. “Non mi basta -dice- vedrò di barcamenarmi”. Barcamenarsi? Promettono la galera se ti scoprono a lavorare in nero! “Sì, mò ci controllano uno ad uno!” è la promettente risposta.

Intere famiglie, padre madre figli disoccupati: mi dicono, a conti fatti, che a fine mese, sono quattro persone, metteranno insieme 3.120 euro. Ma prima o poi dovete accettare un lavoro e uscire dal reddito di cittadinanza. Saremo felicissimi, ti rispondono: “Mi devono offrire, come dice la legge che hanno fatto, un lavoro adeguato alle mie competenze.

Mio figlio è ragioniere, e fino a quando non gli verrà offerto una occupazione in sintonia con il suo diploma, avanti col reddito. Poi c’è mia figlia…”. Basta, ho capito, ma intanto sembra che con i vostri 3 mila euro non potete acquistare tutto quel che vi passa per la testa: cibo italiano presso supermercati italiani va bene; un nuovo televisore forse no; un vestito al mercato sì; un vestito in negozio da 200 euro, probabilmente no.

Non si perdono d’animo. Lasciano intendere che si può rimediare mettendo in piedi, non si capisce come, una sorta di baratto con gli altri redditi di cittadinanza: tu acquisti questo per me; io acquisto questo per te. Insomma, ci stiamo immaginando di tutto, trascurando ciò che sta scrivendo questa sorta di Stato più orwelliano che etico: i poveri proprio perché poveri per loro colpa, sono capaci di sciupare a piacimento e dunque vanno controllati con il chip del governo che ti dice se puoi o non puoi andare in pizzeria.

E’ fuori discussione che la povertà assoluta, quella misurata con la disponibilità di 500 euro al mese, soprattutto nel Sud, coinvolga e offende milioni di persone. Il problema è di capire chi aiuti, come lo fai, con quali soldi che non siano le fiches del Monopoli.

La povertà ha tante pieghe, tante fattispecie, è complicatissimo mettere insieme, tipizzare, misure di sostegno con efficienza ed equità.

Negli altri Paesi, anche in quelli dove è stato introdotto il reddito di cittadinanza (intanto perché i loro conti se lo possono permettere e la platea dei beneficiati è molto minore rispetto a quella italiana) non a caso incentivano politiche tese a calmierare progressivamente le disuguaglianze e a puntare sulla crescita che nasce dagli investimenti.

Da noi, a causa delle risorse che a partire dal secondo anno sarà difficilissimo andare ad accantonare e a causa di come l’hanno congegnato, lascerà sul campo molte illusioni e tanta rabbia.

Gli amici del popolo un po’ lo sanno e un po’ fanno finta di non saperlo. Nel frattempo, a meno di capitomboli che non sono da escludere, staccheranno i primi assegni, così dicono, a partire da aprile. Un mese prima delle elezioni europee.