QUELL’ACQUA LA’…! – LA NOTA DI NORBERTO VITALE

QUELL’ACQUA LA’…! – LA NOTA DI NORBERTO VITALE

16 Novembre 2019 1 Di La redazione

Se durante l’estate dell’anno scorso, se qualche mese più tardi, il senatore Ugo Grassi avesse preso le distanze da quella gabbia di matti che nel M5s definiva una pastetta la Stazione Hirpinia della Napoli-Bari e chiudeva i cantieri della Lioni-Grottaminarda, gli applausi sarebbero durati fino a stamattina. Ieri a StudioSera ha confermato si essere al passo d’addio. Qualche mese fa, quando cominciò a lanciare espliciti segnali di disagio da qui dicemmo che insomma poteva accorgersene anche un po’ prima: è un accademico brillante e stimato in tutta Italia, non ha bisogno dell’indennità parlamentare per campare, non ci voleva molto per capire che lì dentro presto sarebbe diventato un pesce fuor d’acqua. C’ha creduto e come in Miseria e Nobiltà, oggi dice: in che razza di casa mi avete portato. Perché Grassi è stato voluto, scelto, inseguito, sollecitato a candidarsi dal M5s, non è uno dei cento e passa parlamentari che hanno vinto la lotteria dello scranno e momentaneamente anche un reddito che, finito il mandato, dovranno dimenticarselo per il resto della loro lunga vita. Oltre a ricevere pesanti insulti sui social, Grassi viene attaccato dai suoi ormai ex colleghi di partito che lo accusano di arrivismo: se ne va perché voleva essere nominato sottosegretario. In un Movimento che nomina anche ministri, oltre che sottosegretari e presidenti di commissione, appena diplomati alle scuole basse, forse un docente universitario è considerato uno scandalo. Sono in ogni caso affari loro. Nella vicenda del senatore Grassi importa guardare la luna, non il dito. Soprattutto la principale contestazione che muove ai vertici del Movimento: se facciamo nascere un governo con il Pd, che neanche Mago Merlino avrebbe pronosticato, e diciamo che lo facciamo nascere nel segno della discontinuità rispetto a quello con la Lega, non possiamo poi riproporre più o meno la stessa squadra di fedelissimi rappresentanti delle correnti interne. Gli si può dar torto? Non è forse questa una delle cause principali che fa arrancare l’azione di un governo nato sotto la spinta di un’unica emergenza: quella della sopravvivenza? Sia pure in ritardo, Grassi si è accorto del caravanserraglio nel quale si era cacciato, che a un democratico e liberale fa mancare l’aria e mette in discussione anche alla sua dignità. C’è ancora una cosa che Grassi non ha detto, che noi già diciamo, sul brodo reazionario, culturale prima che politico, del Movimento, di chi oggi comanda dentro e fuori il Movimento. Non è una cultura politica che nasce dal brodo reazionario, non è quell’acqua là, direbbe Bersani, quella che fa rivendicare l’abolizione della povertà, del precariato, dei parlamentari, del giustizialismo? Ci pensi il senatore Grassi e se crede riprenderemo il discorso.