QUEL VIDEO CHE INQUADRA E MOSTRA IL NONSENSO, ANCHE IN IRPINIA

QUEL VIDEO CHE INQUADRA E MOSTRA IL NONSENSO, ANCHE IN IRPINIA

19 Aprile 2019 0 Di Sandro Feola

Il video con il quale Monica De Benedetto ha documentato la lite violenta tra due ragazzi di Ariano Irpino sconcerta non poco. E non tanto per il fatto in sé, che tra due adolescenti – come ha osservato la collega nel suo servizio – ci può stare, quanto per il fatto che ci fossero tantissimi coetanei ad incitare i contendenti ad essere più violenti. Un vero e proprio regolamento di conti – a quanto pare – con orario e luogo prefissati, durante il quale gli astanti – un centinaio di giovani – hanno fatto il tifo come se si trattasse di una partita di calcio, come se non avessero davanti due giovani intenzionati a farsi seriamente del male, picchiandosi quasi a sangue. “Ammazzalo”, gridavano alcuni degli spettatori.

Senza volersi sostituire a sociologi, psicologi e formatori, che hanno competenze specifiche, ci limitiamo a rilevare come determinati episodi confermino la urgenza di una presa di coscienza generale. Della scuola, degli enti locali e sopratutto delle famiglie. E ciò non tanto per condannare e denunciare, che pure serve, forse, a dare risalto al problema, quanto per prendere atto del vuoto ideale, formativo ed educativo che, senza generalizzare, caratterizza, ormai anche nella nostra Irpinia, una parte dei suoi giovanissimi.

Occorre prendere atto, senza scadere nella facile retorica, che si tratta di quel vuoto che la società del consumismo e dell’apparenza ha creato nella mente di adolescenti che non trovano in se stessi alcuna ragione per riconoscere un valore alla vita, né alla propria né a quella degli altri. Anche la nostra Irpinia, che fin qui abbiamo considerato riserva di valori, di studio, di rispetto, in particolare quella della parte più interna, rischia di assomigliare sempre più alle realtà nelle quali i giovanissimi in larga parte vivono nell’apatia, e alcuni di questi – ancora pochi per fortuna – danno fuoco “per gioco” ai senza tetto o bullizzano i coetanei più deboli “per passare il tempo”.

Chi dovrebbe intervenire? I genitori, innanzitutto, tornando ad educare i figli, non solo nel senso del vivere civile, ma aiutandoli a maturare il rispetto per la propria esistenza e per quella di chi vive in condizioni di debolezza. Intervengano poi le istituzioni, la scuola, le associazioni, le parrocchie, anche perché i genitori ai quali ci appelliamo, spesso sono essi stessi figli di quel materialismo esasperato in ragione del quale sono appagati se i figli sono omologati ai modelli diffusi dai media e dotati di tutto ciò che tali modelli impongono.

Se non si coglie l’allarme che le immagini di quel video lanciano, nessuno si meravigli poi se anche nella nostra Irpinia, dai duelli violenti tra ragazzini con spettatori e tifoserie, si dovesse passare a comportamenti più gravi che mettono a repentaglio, anche solo per gioco o per noia, la vita altrui.