QUEL “DIALOGO” UN PO’ STRANO TRA CIPRIANO E FESTA

QUEL “DIALOGO” UN PO’ STRANO TRA CIPRIANO E FESTA

24 Agosto 2019 0 Di Sandro Feola

Come si fa a dire di no a una richiesta di dialogo e collaborazione amministrativa? Per quanto la maggioranza di Palazzo di città abbia potuto sospettare che la mano tesa l’altro ieri da Cipriano fosse strumentale ad altri obiettivi, il Sindaco di Avellino non avrebbe potuto far altro – come ha fatto – che esprimere apprezzamento e ringraziare. Ribadendo, nel contempo, la sua apertura a ogni forma di collaborazione sul piano strettamente amministrativo. Evidenziando, tuttavia, che lui una maggioranza che lo sostiene – “piuttosto coesa” – ce l’ha già.

E fin qui, tutto più o meno lineare.

Difficile sorvolare, invece, su un paio di aspetti piuttosto singolari nello scambio epistolare tra sindaco e capo dell’opposizione. Rispondendo a Cipriano, infatti, Festa ha detto di non voler mischiare il Consiglio Comunale con le vicende interne al Partito Democratico. Esprimendo poco dopo, anche l’auspicio che i tutti partiti restino fuori dalle dinamiche che animano il confronto nell’ambito dell’assise cittadina.

E qui le cose si fanno meno lineari. Per due motivi.

luca cipriano1 – Luca Cipriano non è iscritto al Pd. Vero è che il commissario Cennamo gli ha chiesto di impegnarsi nel partito che lo ha candidato a sindaco, e molto probabilmente lo farà, ma al momento il capo dell’opposizione non ha la tessera del partito in tasca. Ora delle due l’una: o Festa sa che la letterina di amorosi intenti è stata determinata dalle sollecitazioni di qualcuno a via Tagliamento, o ha commesso l’errore di legittimare Cipriano come interlocutore dei democrat, partito al quale lui appartiene.

2 – Che i partiti restino fuori dal Consiglio comunale di un Capoluogo di provincia può essere il sogno, anche comprensibile, di uno come Festa che ha sempre combattuto contro la degenerazione partitocratica, ma non può essere l’auspicio di un amministratore – anche piuttosto navigato – che ha la consapevolezza della realtà. I partiti non sono un male in sé. E in ogni caso è impossibile estrometterli da un’assemblea di eletti importante come quella di Avellino.

Dal Consiglio comunale non vanno tenute fuori le forze politiche, ma la conflittualità interna che le ha fin qui caratterizzate, in particolare il Partito Democratico; non va tenuto fuori il confronto interno, quello costruttivo – per quanto sia arduo immaginare un confronto nel contesto di un soggetto che ha in sé maggioranza e opposizione – ma va tenuta fuori la pretesa dei capicorrente di sostituirsi agli eletti e di decidere al loro posto.

Il dialogo con Cipriano – ci permettiamo di osservare – può esserci solo nella misura in cui gli sconfitti condividano il presupposto che una fase politica si è chiusa definitivamente. E’ su questo che – al di là delle letterine forse strumentali – si può immaginare un percorso comune che agevoli l’attività amministrativa in città e che dia un senso al PD. Ammesso che si verifichi la circostanza che i protagonisti dello scambio epistolare siano, un giorno, tesserati allo stesso partito. Contemporaneamente.