QUANDO FORZA ITALIA SI SVEGLIA DAL LETARGO

QUANDO FORZA ITALIA SI SVEGLIA DAL LETARGO

2 Gennaio 2020 0 Di Sandro Feola

La guerra interna non è una peculiarità solo dei Democrat, anche in Forza Italia si combatte. Con la differenza che mentre nel PD le anime confliggono senza sosta, i forzaitalioti, salvo eccezioni, si svegliano a intervalli di circa 3 anni di sonno. E non per fare, ma per dividersi: da una parte il solito gruppo che in 10 anni ha raso al suolo il partito e intenzionalmente lo ha sempre tenuto ai minimi termini, e chi, invece, tenta una improbabile rianimazione in vista degli appuntamenti elettorali. Tra un triennio e l’altro, il nulla. Tranne rare eccezioni, non un’assemblea, una riunione, un confronto. Mai un congresso, manco finto. Niente di niente. Zero. Nisba. Sonno profondo. Ma quando arrivano le elezioni, allora suona la sveglia. 

Ecco perché alcuni giorni fa è calato in Irpinia Fulvio Martusciello, autorevole eurodeputato napoletano molto vicino al Cavaliere. Uno che i voti se li suda uno a uno, venuto a Pratola Serra a lanciare la candidatura alle regionali di un attivissimo Tonino Aufiero e a dare il via, però, al solito noioso conflitto post letargo, che interessa agli elettori pressapoco quanto un trattato di trigonometria sferica. Anche perché, se il passato insegna qualcosa, tutto resterà com’è, con buona pace dell’Europarlamentare che sta provando a smuovere le acque e a valorizzare le nuove leve. In un contesto decisamente allergico al confronto non c’è mai stato spazio per idee e ambizioni non allineate al Coordinamento provinciale. Chi ci ha provato è stato emarginato, in alcuni casi estromesso. Tutto con l’avallo costante di un Coordinamento regionale incurante dei risultati elettorali non proprio esaltanti: Comune di Avellino, 2014, Popolo delle libertà – Forza Italia ed ex An – 7%. Comune di Avellino, 2019: 4,34%, zero eletti. Sic!

Viene da chiedersi perché l’onorevole Martusciello, che pure in Forza Italia ha sempre avuto voce in capitolo, maturi solo adesso l’esigenza di opporsi. E viene da chiedersi pure perché nel frattempo non abbia chiesto, e tuttora non chieda conto al Coordinamento regionale di un irragionevole e costante appiattimento sulle posizioni disastrose di quello irpino. I fatti ci dicono che l’epilogo, molto probabilmente sarà sempre lo stesso: nulla cambierà e gli azzurri irpini dovranno accontentarsi sempre del solito cumulo di macerie sul quale pochi galli cantano indisturbati. Anche perché, in fondo, a loro così è convenuto e forse converrà ancora.