PROCESSO STRAGE BUS, I RACCONTI DEI SOPRAVVISSUTI

7 dicembre 2016 0 Di La redazione

STRAGE BUS

Ho poggiato la mano sulla gamba di mio marito e ho detto: cosa sta succedendo?”. E’ l’ultimo istante nitido del ricordo di Clorinda Iaccarino, 47 anni di Monteruscello, che ha perso il marito e le due figlie nello schianto di un bus turistico precipitato dal viadotto Acqualonga dell’A16 il 28 luglio 2013. Nel processo in corso dinanzi al tribunale di Avellino, competente per territorio, sfilano i testimoni oculari dell’incidente costato la vita a 40 persone di una comitiva di pellegrini partita da Pozzuoli che aveva trascorso 3 giorni tra Telese Terme e Pietrelcina. Clorinda Iaccarino e’ la prima dei 4 convocati e racconta la conclusione di quella gita organizzata prendendo a noleggio un bus dalla ditta ‘Mondo Travel’ di Gennaro Lametta. “Eravamo stati a messa a Pitrelcina – riferisce – intorno alle 20 siamo saliti sul bus per tornare a casa. Poco dopo io e mio marito, che eravamo seduti in corrispondenza della porta centrale, sul lato dell’autista, abbiamo sentito un rumore strano, un ‘tac – tac’. E mio marito ha capito che si stava rompendo un giunto. Era capitato alla nostra macchina e aveva riconosciuto il rumore”. La voce di Clorinda Iaccarino trema e pm e avvocati del collegio difensivo non interrompono il flusso del ricordo. “Mio marito si e’ alzato dal suo posto ed e’ andato dall’autista – spiega – per dire che si stava rompendo qualcosa”. Alla guida c’era Ciro Lametta, fratello del noleggiatore del bus e morto nell’incidente. “Ciro forse per tranquillizzarci o forse perche’ non si era reso conto – dice la testimone – rispose che era solo un pezzo che aveva bisogno di un po’ di grasso. Ma appena il pullman entro’ in curva abbiamo sentito un botto fortissimo. Io ho pensato che si fosse staccata una ruota, perche’ il bus sbandava a destra e sinistra. Ricordo solo una forte inclinazione e poi piu’ nulla”. Clorinda Iaccarino riporto’ la frattura del bacino e del femore, lesioni su tutto il corpo e perse il marito e le due figlie, ma lo seppe solo molti giorni dopo, quando fu risvegliata dal coma farmacologico. “Ho perso tutto” dice ai giudici prima di allontanarsi