PRIMO MAGGIO. INTERROGHIAMO I VIVI – LA NOTA

PRIMO MAGGIO. INTERROGHIAMO I VIVI – LA NOTA

1 Maggio 2020 0 Di Norberto Vitale

L’artificio retorico di interrogare i morti per utilizzarli a sostegno delle proprie tesi, è l’ultima tragica spregiudicatezza che avremmo voluto sentire pronunciare in un’aula parlamentare mentre il Paese è piegato dal presente e impaurito dal futuro. Una lacuna che ha provveduto a colmare Matteo Renzi.

L’ex presidente del Consiglio sta provando a liberarsi dal virus dei sondaggi che lo inchiodano all’irrilevanza. Una sofferenza che gli fa perdere lucidità, dote peraltro non preclara al personaggio: ha bisogno come l’aria che la legislatura duri fino al 2023 ma se a portarla in fondo sarà questo governo, di cui è piccolo ma indispensabile azionista, alla fine si ritroverà con pizza e fichi. E non sarà la prima volta; è tipica degli apprendisti stregoni la coazione a ripetere gli errori: leggi alla voce referendum.

Ripartire? Interroghiamo i vivi: la famiglia di Pietro, l’operaio di Ariano morto ieri su un cantiere, un cantiere dell’Anas dove si dovrebbe supporre che ci siano maggiori garanzie per la sicurezza che non su un cantiere abusivo. Interroghiamo le famiglie delle migliaia di poveri morti nelle case di riposo; interroghiamoci su quasi 3 milioni di italiani che come fantasmi lavorano tra il grigio e soprattutto il nero; interroghiamoci su un Paese nel quale occorrono 67 autorizzazioni per aprire un negozio di parrucchiere; interroghiamoci perché in questo Paese per completare un’opera pubblica occorrono tempi anche quattro volte superiori rispetto all’universo mondo.

E’ possibile pensare, pretendere che in questo Paese le risorse messe a sostegno di imprese e famiglie arrivino nelle loro tasche dal mattino alla sera?

Ripartire, ancora tutti dentro al Coronavirus, è un rischio che bisogna correre ma va calcolato. Non può essere un azzardo. Ma ripartire significa anche e soprattutto ripensare alla fragilità e alle insopportabili ingiustizie sociali che un modello economico in meno di due mesi ripropone irriducibilmente. Se non metteremo e soprattutto non metteranno riparo, insieme alle giovani generazioni saranno i morti ad interrogarci.