PRIMO GIORNO DI SCUOLA, VIAGGIO NEGLI ISTITUTI TRA NUOVI E VECCHI PROBLEMI

PRIMO GIORNO DI SCUOLA, VIAGGIO NEGLI ISTITUTI TRA NUOVI E VECCHI PROBLEMI

15 Settembre 2020 0 Di Delfino Sgrosso

Sguardi curiosi, intimoriti, entusiasti, perplessi. Sono gli occhi dei bambini che dietro le mascherine chirurgiche hanno cominciato ieri la scuola in 13 regioni d’Italia. Il racconto di questa prima giornata decidiamo di farlo attraverso di loro, o meglio attraverso i loro occhi, perché rappresentano forse la migliore cartina di tornasole della scuola in era Covid.

Un bambino che capisce la necessità di un gesto, quale indossare la mascherina se in prossimità degli altri compagni, è un perfetto robottino, ligio al dovere neanche se da quel gesto dipendesse la sopravvivenza della Terra. Qualcosa da cui i grandi dovrebbero prendere esempio. Si comincia proprio dagli occhi dei bambini, che tradiscono il comportamento della famiglia di origine: dai negazionisti ai terrorizzati, passando per tutte le sfumature dell’umano comportamento nei confronti di questo maledetto coronavirus.

Gli insegnanti danno risposta e conforto agli interrogativi di quegli occhi, lasciando che la giornata scorra via in quella che il più possibile si fa somigliare alla normalità. E che porta con sé tutto il carico di responsabilità degli insegnanti stessi, chiamati ad un compito improbo, dovendo conciliare necessità didattiche con mascherine che si abbassano, mani che si toccano, qualche colpo di tosse.

Il coronavirus ha fatto aprire e chiudere in mezz’ora una scuola in Toscana, a causa della positività di una bambina ma per il resto non si segnalano casi incresciosi. L’epidemia ha costretto i plessi scolastici a dare una grande prova di autonomia scolastica per così dire, dal momento che ognuno si è dovuto inventare qualcosa per sopperire alle croniche mancanze della scuola italiana.

E così si scopre che i problemi principali sono venuti fuori dalle croniche carenze della scuola italiana. A partire dall’organico, dai docenti al personale ATA, il cui palese sottodimensionamento è forse alla base del forzato ritorno a casa di un bambino down a Pisa e di un altro disabile a Roma per mancanza di insegnante di sostegno.

Per non parlare delle attrezzature scolastiche, banchi in primis, consegnati all’8% in Italia ed appena al 3% in Campania dove ne mancano ancora quasi 150.000, per continuare con le aule, con 22mila alunni senza luogo dove effettuare le lezioni nella nostra regione. Si tratta di circa 1.100 classi che non si possono formare se non con pesanti turnazioni o con l’uso della Didattica a distanza sincrona.

Insomma nell’era Covid si cerca di andare avanti con l’ingegno ed il coraggio, ma i problemi sono e restano, purtroppo, quelli di sempre per studenti e famiglie.