PRE DISSESTO, QUANDO A PENSAR MALE NON SI FA PECCATO 

PRE DISSESTO, QUANDO A PENSAR MALE NON SI FA PECCATO 

22 Gennaio 2020 0 Di Sandro Feola

A pensar male dell’operato del Governo si fa peccato? No. In tempi di seconda o terza repubblica non si fa peccato, anzi. Chiunque sia stato chiamato dai cittadini ad amministrare una città non solo fa bene a pensare male, ma ha anche il dovere di farlo. Di dubitare, di diffidare. Di temere una classe dirigente che, da quando il vaffanculo è diventato filosofia di governo, riesce incredibilmente a mettere insieme uno scarso senso delle istituzioni con una conoscenza approssimativa – se non inesistente – di ciò di cui si dovrebbe occupare. L’interlocuzione degli amministratori locali, infatti, avviene spesso con politici impreparati e che, al contempo, non hanno la consapevolezza della terzietà delle istituzioni, delle quali, pertanto, spesso abusano pur di soddisfare ragioni di parte. Ovviamente le loro.

La vicenda del pre dissesto al Comune di Avellino rischia di essere purtroppo un altro sconcertante paradigma del progressivo decadimento di un Paese ridotto al premier “Giuseppi”, relegato nei contesti internazionali in terza fila, dopo libici e turchi, e all’inquilino più importante della Farnesina che confonde il Cile con il Venezuela.
Perché il Ministero dell’interno non ha ancora provveduto ad erogare al Comune Capoluogo le somme previste dalla legge per chi dichiara il pre dissesto nella misura massima del 50 per cento dell’anticipazione massima concedibile? Mistero. 

Eppure la legge è chiara. Non le opinioni dell’Assessore Cuzzola, la legge. Il comma 960, articolo 1 della legge di bilancio 2019 dice infatti che: “In considerazione dei tempi necessari per la conclusione dell’iter di accoglimento o diniego da parte della Corte dei conti del piano di riequilibrio finanziario pluriennale (articolo 243-bis del testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267), gli enti che chiedono di accedere alla procedura di riequilibrio finanziario possono richiedere al Ministro dell’interno un’anticipazione a valere sul Fondo di rotazione previsto dall’articolo 243-ter del citato testo unico di cui al decreto legislativo n. 267 del 2000, nella misura massima del 50 per cento dell’anticipazione massima concedibile, da riassorbire in sede di concessione dell’anticipazione stessa a seguito dell’approvazione del piano di riequilibrio finanziario da parte della sezione regionale di controllo della Corte dei conti. […]  In caso di diniego del piano di riequilibrio finanziario – recita sempre la disposizione – da parte della sezione regionale di controllo della Corte dei conti, ovvero di mancata previsione nel predetto piano delle prescrizioni per l’accesso al Fondo di rotazione di cui al primo periodo, le somme anticipate sono recuperate dal Ministero dell’interno secondo le modalità di cui ai commi 128 e 129 dell’articolo 1 della legge 24 dicembre 2012, n. 228 (cioè su qualunque assegnazione finanziaria dovuta dal Ministero stesso all’ente e, in caso di incapienza, tramite trattenuta effettuata dall’Agenzia delle entrate sull’IMU spettante all’ente, ndr).”

Non occorre essere docenti di diritto alla Sapienza per desumere dall’articolo di legge scritto stranamente in un italiano chiaro che, presentata la domanda, il Viminale avrebbe dovuto erogare l’anticipazione al Comune senza indugio. Salvo recuperarla, poi, in caso di diniego da parte della Corte dei Conti, chiamata a valutare il fascicolo dell’istanza nel suo complesso.

Perché ciò non è accaduto? Il Comune di Avellino probabilmente più che ricorrere al Prefetto, avrebbe dovuto notiziare la Procura della Repubblica sull’accaduto. Nel contempo gli amministratori avrebbero dovuto, e dovrebbero tuttora, interessare un parlamentare affinché, in sede di Question time alla Camera o anche in Commissione, interroghi il Ministro dell’Interno nel merito, adottando le usuali e facilmente accessibili procedure di urgenza. 

Il Prefetto Lamorgese, Ministro tecnico e non politico, non potrebbe che rispondere – legge alla mano –  che negli uffici accanto al suo qualcosa non ha funzionato o qualcuno non è stato adempiente. Sulle ragioni di ciò è legittimo pensar male. Senza commettere, per questo, alcun tipo di peccato. Veniale o mortale che sia.