POST SCRIPTUM. I MORTI DI GENOVA E LE MACABRE CLAQUES!

POST SCRIPTUM. I MORTI DI GENOVA E LE MACABRE CLAQUES!

20 Agosto 2018 0 Di La redazione

Per pudore, per rispetto dei morti, per i familiari delle vittime non abbiamo detto nulla sullo scontro politico che è divampato sui morti di Genova. Simili accadimenti non sono il frutto della fatalità o del caso. Stabiliscono intanto una gerarchia nella contemporaneità: al loro cospetto, cedono il passo e perdono di interesse molte delle cose di cui andiamo occupandoci. Questa priorità che irrompe, induce a misurare il senso e il peso delle cose, il senso e il peso delle parole. Un ponte non si spezza per una congiunzione astrale, come conferma il fatto che quello di Genova, sin dalla sua inaugurazione, fosse da tempo ritenuto insicuro e da tempo fosse oggetto di continui interventi di monitoraggio e manutenzione che le inchieste stabiliranno se inutili, se inappropriati, se non tempestivi e, forse prima di ogni altra cosa, se quel ponte andasse invece abbattuto, come pure era stato prospettato. Mentre si scavava ancora alla ricerca di sopravvissuti e delle vite volate giù dal ponte, il governo aveva già trovato il colpevole. La sicurezza di quel ponte era affidata alla società Autostrade: il ponte è crollato, il colpevole è la società Autostrade. Dunque, la prima cosa da fare, è revocare la concessione. Si potrebbe dire che la società Autostrade quel ponte aveva proposto di abbatterlo e che a Genova gli attivisti della Gronda, tutti Cinque Stelle, si opposero e finirono per far arenare la proposta: il capo di quegli attivisti, in qualche modo tutto torna, utilizzò una espressione molto prossima a quella utilizzata dal sottosegretario Sibilia per la Stazione Hirpinia: dopo aver detto che l’insicurezza del ponte era “una favoletta”, aggiunse che abbattere il ponte per farne un altro era una sorta di maxi marchetta. Quando dici “Via la società Autostrade!” davanti a 41 innocenti bare allineate, fai una operazione di sudicia propaganda perché offri la testa mozzata del colpevole che tu hai scelto allo sdegno, al dolore, allo sconcerto di un Paese intero. Davanti a 41 morti chi si farà avanti per sostenere una tesi diversa o almeno più prudente? Poi però bisognerà essere conseguenti: revocare la concessione ad Autostrade per l’Italia. Non la revocheranno o almeno non sarà revocata fino a quando un processo stabilirà come sono andate le cose e chi le ha fatte andare nel modo in cui sono andate a Genova ed anche in quel caso non sarà un motivo che renderà possibile la revoca se non con il pagamento di penali miliardarie. Sanno bene, come sa bene anche il redivivo presidente del Consiglio, che comporterebbe penali stratosferiche. Penali? Noi, dice Di Maio, pagare penali? Ci sono 41 morti, sarà Autostrade a risarcire non solo le vittime ma anche lo Stato italiano. Mica possiamo aspettare la Cassazione! Quindi il governo, per queste e altre tragedie, e a questo punto per ogni altra cosa, intende dirci che sarà lui il giudice supremo, a stabilire di volta in volta, a seconda della contabilità dei morti, chi è colpevole e chi non e quale la condanna preventiva e sommaria che merita. Di fronte a 41 morti, chi non vorrebbe che il colpevole venisse subito messo in ceppi? Di Maio ci accontenta. Giudici, prove, perizie, testimonianze: roba vecchia, che serve per ingannare il popolo, per farlo morire a piacimento, come la democrazia, la separazione dei poteri, come i parlamenti e le sedi elettive (dove se non sei d’accordo con noi ti sputtaniamo facendo girare la tua faccia in giro per la città). Il giudice supremo interverrà quando anche una sola persona morirà su una strada dissestata? Rimuoverà in quel caso, il sindaco, il presidente della Provincia, l’Anas? Un morto vale meno di 40 o 100 e 100 morti valgono più di uno? Sono quattro mesi che il governo si è insediato. Dalle nostre parti cinque anni fa sono morte in un bus 40 persone precipitate dal viadotto Acqualonga. C’è un processo in corso. L’accusa si basa su un elemento: se Autostrade avesse speso poche migliaia di euro per tenere in efficienza i bulloni che assicurano al suolo le barriere del viadotto, quei 40 morti non ci sarebbero stati. A nessuno è venuto in mente, neanche al governo che è in carica da quattro mesi, di portarsi avanti con il lavoro avviando le procedure per la revoca della concessione dopo i morti di Acqualonga, per di più basandosi su un’accusa formulata e da punto di vista della Procura perfino provata. Accertamento severo delle responsabilità, ha detto Mattarella. Può non piacere, può non bastare e non basta se messo al cospetto delle vittime, dei loro familiari, del dolore e dell’inquietudine complessiva che ha preso il Paese in questi giorni. Lo stesso Paese che si è stretto intorno ai morti di Genova, lo stesso Paese nel quale convive la macabra claque, con annesso selfie, a cui quei 41 morti interessano per niente.