POLTRONE&SOFA’!  DAL DIARIO POLITICO DEL 27 AGOSTO 2019

POLTRONE&SOFA’! DAL DIARIO POLITICO DEL 27 AGOSTO 2019

27 Agosto 2019 0 Di La redazione

Ieri sera sembrava fatta. Stamattina sembra che tutto sia tornato in alto mare. Il barometro delle trattative per formare il nuovo governo oscilla di ora in ora tra ottimismo e pessimismo.

Mattarella che aveva segnato la dead line alle 19:00 di oggi ha concesso altre 24 ore ai partiti per lavorare alla formazione di una maggioranza parlamentare in grado di esprimere un governo di legislatura. Altrimenti nelle prime settimane di novembre, si andrà al voto anticipato.

I 3 punti non negoziabili di Zingaretti (Discontinuità anche nei nomi e nelle facce, a cominciare da quella di Giuseppe Conte; centralità del Parlamento e difesa della democrazia rappresentativa che non può consentire il taglio di oltre 350 parlamentari fuori dalla cornice di riforme istituzionali e di riforma della legge elettorale; l’intesa sui capisaldi della prossima legge di bilancio pregiudiziale alla sottoscrizione dell’alleanza) sono in qualche modo diventati negoziabili: il reincarico a Conte ci può anche stare; all’approvazione definitiva del taglio dei parlamentari, e in attesa del referendum, può seguire quella cornice istituzionale ad un provvedimento che liscia il pelo all’anticasta e introduce elementi di distorsione sulla rappresentanza politica dei territori; sulla legge di bilancio, c’è qualche problema: trovare una cinquantina di miliardi significa  mettere in discussione o almeno rivedere profondamente tutta una serie di misure varate dal governo giallo-verde che hanno mostrato la corda in quanto ad effetti benefici sull’economia, sui consumi, sul lavoro.

In ogni caso, sono punti che Pd e M5s possono anche scollinare se in queste ore non sono i programmi a far salire o scendere le chances per formare il governo, ma sono i ministeri. Su questi il barometro sta facendo segnare burrasca.

L’incontro di stamattina tra le due delegazioni è saltato.

L’ambizione di Di Maio, dice il Pd, rischia di far saltare tutto se chiede per sé il ministero dell’Interno e la vice presidenza del Consiglio. Su questa eventualità, persino i renziani, dunque lo stesso Matteo Renzi che aveva spiazzato tutti quasi costringendo Zingaretti a fare una cosa che lui avrebbe voluto fare con modalità e tempi diversi, sono sbottati: Di Maio al Viminale, mai! Mai chiesto il Viminale, hanno replicato a stretto giro i 5 Stelle, per noi vengono prima i temi. E aggiungono: fin quando il Pd non dirà sì ufficialmente a Giuseppe Conte, è inutile continuare ad incontrarsi.

In realtà quel Sì è in qualche modo arrivato, ma costa molto: il fu avvocato del popolo a Palazzo Chigi; al Pd la vice presidenza del Consiglio, l’Economia, l’Interno, gli Esteri, la Giustizia, lo Sviluppo Economico e, pare, anche il Commissario italiano nella Commissione europea. Resta poco, ma nelle trattative politiche si alza sempre il prezzo: a scendere si può sempre scendere, a salire molto di meno.

 Quella che chiamiamo trattativa, al momento è uno scambio di ultimatum, meglio dire penultimatum: avendo accettato l’ipotesi di fare un governo insieme, non ci riuscissero regalerebbero con gli interessi a Matteo Salvini quei cinque punti che i sondaggi gli hanno tolto in appena due settimane. Dunque, alla fine è verosimile che Pd e M5s faranno di tutto per dare vita ad un governo.