PICARIELLO: “LE FILIERE VITIVINICOLE, FLOROVIVAISTICHE E LATTIERO-CASEARIE LE PIU’ COLPITE”

PICARIELLO: “LE FILIERE VITIVINICOLE, FLOROVIVAISTICHE E LATTIERO-CASEARIE LE PIU’ COLPITE”

1 Aprile 2020 0 Di La redazione

“L’emergenza Coronavirus ha messo in crisi un po’ tutto il settore primario italiano e campano ed a questa, si è aggiunto il forte calo termico della scorsa settimana”. È quanto afferma Ciro Picariello presidente della Federazione Regionale degli Ordini dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali della Campania nonché presidente dell’Ordine dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali della provincia di Avellino che spiega gli effetti delle misure restrittive adottate dal Governo per contenere il contagio da Covid-19 sull’agricoltura.
“Le diverse filiere da quella lattiero-casearia a quella vitivinicola, da quella cerealicola a quella ortofrutticola, da quella florovivaistica a quella olivicola, stanno risentendo, in maniera più o meno forte, delle condizioni congiunturali. In particolare, i settori lattiero-caseari (in primis bufalino), quello florovivaistico e quello del vino sono i più colpiti”, evidenzia Picariello. All’emergenza sanitaria si aggiunge anche il calo termico che incide notevolmente sul settore. “La filiera ortofrutticola, per ora, sta reagendo bene sotto l’aspetto del mercato, ma i ritorni di freddo degli ultimi giorni fanno preoccupare sia per le produzioni in atto che per quelle della prossima stagione”, rimarca Picariello.

L’agricoltura è un settore importante e vitale per tutti che non può fermarsi. L’attività di un agronomo è fondamentale perché a servizio dell’agricoltura e ne rappresenta la colonna portante. Il suo ruolo diventa ancora più centrale all’epoca del Coronavirus. A spiegarlo gli agronomi delle cinque province della Campania.

“Il  mondo agricolo è in prima linea – afferma Antonio Capone vicepresidente dell’Odaf di Avellino – insieme agli agricoltori, gli operai agricoli, i contoterzisti, i Dottori Agronomi e i Dottori Forestali stanno continuando le loro attività di campo per produrre cibo e per non compromettere le produzioni dell’anno e vanificare gli sforzi economici delle aziende evitando cosi, danni ancora più grandi”. Capone, esperto di viticoltura, punta l’attenzione sui vigneti in questo periodo di emergenza sanitaria. “In vigna siamo in una fase di ripresa vegetativa, che quest’anno risulta anticipata di circa 15 giorni. Tutti i lavori  che si stanno effettuando sono essenziali e funzionali  per la vendemmia 2020”, evidenzia Capone. Che aggiunge: “Stiamo terminando le operazioni di potature  e legatura nelle zone più basse, lasciate volutamente per ultime per non stimolare le piante alla ripresa vegetativa, cercando cosi, di sfuggire alle gelate primaverili. Ci sono – prosegue – da fare i nuovi impianti, sistemare la parte strutturale dei vigneti, ultimare le concimazioni. Insomma in  campagna la vita delle piante e delle colture non si ferma mai, sono necessarie continue cure e attenzioni, che devono essere puntuali e precise durante tutto l’anno, questo  per non avere ulteriori danni in futuro”, conclude Capone.
Sulla stessa linea Marco Valerio Del Grosso vicepresidente dell’Odaf di Salerno. “L’agricoltura – spiega – è il settore primario e deve andare avanti anche ai tempi del Coronavirus. Gli agricoltori devono assicurare la produzione di alimenti freschi, per nutrire la popolazione in questo momento di crisi mondiale. Il Governo col decreto sull’emergenza sanitaria ha inserito il codice Ateco 74, recependo la lettera del Conaf, permettendo così il nostro lavoro di assistenza tecnica in campo e non solo. Un lavoro – prosegue Del Grosso – agevolato dai vari mezzi telematici, ma dove è sempre necessario la presenza fisica di un occhio esperto, agricoltore o agronomo che sia. Da quando è cominciata questa crisi il nostro lavoro in campo non si è mai fermato. Non possiamo avere contatti fisici tra persone sconosciute e limitare quelli con i nostri cari più stretti, ci accontentiamo di parlare con le piante, di sfiorarle, di capire cosa hanno e cosa desiderano. Il nostro rapporto è continuo e costante con i vegetali. Le piante possono fare a meno di noi, ma noi umani non possiamo fare a meno delle piante”, conclude Del Grosso.
Giuseppe Martuccio vicepresidente dell’Odaf di Benevento, invece, precisa: “L’attività dello studio è molto rallentata, anche perchè le aziende che hanno in corso investimenti nella efficienza produttiva, nella innovazione tecnologica, nella realizzazione di nuove strutture e nell’acquisto di macchine ed impianti innovativi, hanno dovuto sospendere i lavori. Pertanto, l’attività – sottolinea – svolta in questo periodo, consiste esclusivamente nella consulenza relativa alla certificazione delle produzioni agroalimentari (certificazioni sulle produzioni BIO), consulenza per la scelta dei programmi colturali e di allevamento, per l’impiego delle migliori tecniche di coltivazione dei terreni agrari e forestali, per la prevenzione e la cura delle malattie delle piante coltivate, nonché per la protezione delle stesse dagli insetti nocivi nel rispetto dell’ambiente. La natura e le attività ordinarie in agricoltura, seguono dei cicli che nessuna emergenza Coronavirus può bloccare”, rimarca Martuccio.
Sul ruolo dell’agronomo in questo periodo di emergenza sanitaria anche Francesco Galdieri ex presidente dell’Odaf di Caserta e titolare di un’azienda agricola che opera nel settore frutticolo e del centro agrituristico “Masseria San Rocco”. “Con l’insorgere dell’emergenza Coronavirus, l’attività di consulenza professionale non ha subito alcun contraccolpo essendo funzionale all’esercizio delle attività agricole, per le quali i vari DPCM emanati fino ad oggi, non hanno previsto alcuna limitazione. Pertanto, nella stessa azienda agricola da me condotta, ho continuato a svolgere la normale attività di gestione, ad eccezione della parte aziendale destinata a centro agrituristico mentre ho preferito sospendere ogni attività, onde evitare possibili contagi sia per i miei collaboratori che per gli avventori. La consulenza professionale – evidenzia – come agronomo di campo non ha subito alcuna flessione, considerato che il cambio di stagione, determinando l’evolversi dei vari stadi fenologici, richiede interventi fitoiatrici mirati all’insorgere delle varie fitopatie. Comunque, da quanto rilevato presso molte aziende assistite, attualmente la vendita dei prodotti è rallentata notevolmente a causa del blocco delle esportazioni e anche della ristorazione. Molti prodotti, tipo le fragole e le verdure, sono ormai al collasso.  Tutto ciò ha determinato, come logica conseguenza, un blocco dei pagamenti anche dei compensi professionali”, sottolinea Galdieri.
Giuseppe Ceparano presidente dell’Odaf di Napoli racconta la cronaca di una giornata da agronomo e agricoltore ai tempi del Coronavirus.
“Anche oggi i nostri operai non si sono tirati indietro, quando abbiamo visto le previsioni meteo mi hanno chiesto di anticipare l’inizio dell’orario di lavoro per proteggere i frutteti in fiore: fumo per ridurre il raffreddamento del suolo per irradiazione (rigorosamente dai residui di potatura, accantonati per questo) ed impianti di irrigazione a manetta: 60 litri di acqua al secondo, 200 mc per ora, da tre diversi punti di captazione, per difendere quanto costruito in un anno.
Comincia così la nostra giornata, nel dì del previsto Grande Gelo, nell’ anno del Coronavirus, stamattina ero con Pietro, ma Francesco alle 6 già chiamava per sapere delle temperature rilevate.
Tre agronomi in famiglia più il socio, siamo in 4 Agronomi e tutti impegnati nel campo della difesa della produzione e difesa delle colture, anche se Pietro dedica molto alla enologia.
Nonostante tutti i pozzi fossero in azione è stato necessario dare priorità alle colture nelle fasi fenologiche più critiche, risultato: alle 5,45 ho dovuto sorbirmi una dissertazione sulle ‘’soglie critiche’’ e riguardare il piano di intervento elaborato, alla fine nessuna variazione ma la constatazione che quanto previsto empiricamente (per fortuna, i figli sono i giudici più severi che si possano trovare) veniva confermato dai numeri.
Se il calo termico accadesse tra 10 giorni si dovrebbe scegliere cosa non proteggere o abbandonare.
Nella professione ed in azienda siamo così, innovazione e tradizione, ricerca e validazione di quanto di buono ci è stato tramandato con lo sguardo aperto alle novità.
Alle 6,15 ho sentito sul viso un soffio leggero, mi è sembrato una carezza nonostante il freddo, ho visto il fumo piegare a sud-ovest, cominciava il vento, ho subito intuito che la temperatura non sarebbe scesa oltre meno 1, evviva, per oggi è andata bene!.
Forse riesco a prendere qualche minuto di pausa ma è già tempo di rivedere il piano del giorno e le possibili variazioni per i giorni avenire mentre mi avvertono che c’è un trend crescente di cattura di Cydia Molesta, dovrò verificare se la confusione sessuale è stata installata dappertutto…Non so se trovo un modo diverso per raccontarvi che sono felice di essere un Agronomo ed Agricoltore anche se non saprei distinguere dove finisce il primo e dove comincia il secondo ma, se fosse possibile, rifarei tutto senza esitare”.