PIANO INDUSTRIALE POLO BUS: ECCO TUTTO QUELLO DI CUI NON SI DISCUTE MA CHE SERVE AL RILANCIO

PIANO INDUSTRIALE POLO BUS: ECCO TUTTO QUELLO DI CUI NON SI DISCUTE MA CHE SERVE AL RILANCIO

29 Gennaio 2019 0 Di La redazione

Con una lettere inviata al Ministero del Lavoro ha chiesto l’apertura di un tavolo di confronto ristretto. Al massimo cinque componenti per individuare le strategie concrete che possano far ripartire l’industria di Flumeri e Bologna. Continua così, la “personale” battaglia per il rilancio del polo autobus Carmine Loffredo, ex coordinatore di un indotto che spera, così come gli operai e il territorio, che si possa davvero ricominciare a produrre in Valle Ufita. Lo scetticismo non manca. Ma tra quel che accadrà o non accadrà, Loffredo prova a fare il punto su cosa occorre davvero. Mentre a roma si riunisce il Consiglio d’Amministrazione di Industria Italiana Autobus che potrebbe decidere nuovi assetti societari, riceviamo e pubblichamo…

Ho avuto l’opportunità di leggere le note diffuse da parlamentari irpini riguardanti l’impegno, nella vicenda Industria Italiana Autobus, del Movimento 5 Stelle, che “sta dalla parte dei lavoratori e del territorio”. Non dubito che negli ultimi mesi il Movimento ha “lavorato sodo per rilanciare Industria Italiana Autobus … azienda sull’orlo del collasso”.
Spero che effettivamente Invitalia possa entrare nella compagine societaria di IIA, apportando “decine di milioni di euro che serviranno per ristrutturare gli stabilimenti e garantire la continuità salariale ai lavoratori”.
Il progetto dei 5 Stelle è ambizioso , ma non vorrei si facciano i soliti errori, nel privilegiare l’aspetto politico-assistenziale e nell’affidarsi a chi promette di ..levare le castagne dal fuoco e che parli di “autobus innovativi e competitivi”, senza possedere reali competenze, ma allettato dal previsto sostegno finanziario “per far partire tutto nel migliore dei modi.

Per raggiungere il fine e consentire di prevenire detti errori mi ero già attivato ed ho provveduto ad inoltrare al MISE una richiesta di un incontro preliminare a quello programmato nel mese di Febbraio 2019, con la partecipazione di imprenditori qualificati che possano fornire ogni dato ed informazione utili alla trattativa (capacità minima e massima di bus costruibili, risorse umane occorrenti, costi da sostenere per ristrutturazione stabilimento ed approntamento attrezzature, indotto da utilizzare etc, unitamente ad un crono programma relativo alle fasi singole ed in toto necessarie al riavvio produttivo ed all’organizzazione di strutture commerciali, tecniche ed amministrative)

Credo che solo abbandonando il mero assistenzialismo a favore di una politica di investimento e di produzione si potrà finalmente restituire dignità alle centinaia di lavoratori (di Bologna Avellino e dell’indotto …) ed alle loro famiglie, che da otto anni dipendono da promesse della politica e da imprenditori spregiudicati in un clima di “incertezza indescrivibile”.
E’ giusto rilanciare la produzione in Valle Ufita, ma con modalità efficaci, che garantiscano e assicurino competitività e producano reddito.

Individuando tutte le necessità e discutendone con persone esperte di gestione industriale e produzione di bus o elementi affini, si possono strutturare più soluzioni al problema ed organizzare una “squadra” di lavoro.
I componenti (non più di 5), prendendo in considerazione quanto ad oggi già realizzato nei due stabilimenti di Avellino e Bologna, con la collaborazione delle risorse e competenze ivi presenti, nonché dei rispettivi indotti, potrebbero, in funzione di una ipotesi di produzione minima /di sopravvivenza, di una produzione di medio profilo, nonché di una produzione che porti al pieno utilizzo delle strutture e consenta la piena riattivazione delle maestranze, ad un livello ante crisi che ha avuto un apice in occasioni dei mondiali Italia ‘90 e giubileo 2000 (con produzione di circa 1200 bus/anno):

a) sulla base del riesame delle passate modalità produttive di bus urbani ed extra urbani (che comunque hanno sostenuto la concorrenza Francese, Tedesca, Ceca, Spagnola e perché nò “Turca”….), in funzione dell’attuale gamma di bus Breda Menarini, stabilire le indispensabili e minimali opere di manutenzione immobili ed impianti (è sostanzialmente interessato solo lo stabilimento irpino), con i relativi costi e tempi, per essere competitivi);
b) nello stesso tempo, considerando l’indotto presente, stabilire quali fasi produttive debbono essere fatte all’interno e quali all’esterno (certamente l’indotto consente di sostenere costi più bassi e di avere il prodotto celermente e con la massima specializzazione, nonché rende possibile sostenere facilkmente picchi produttivi: la storia passata Irisbus e Breda M., e di tutte le aziende similari, lo insegna);
c) individuare conseguentemente le attrezzature da installare in IIA per le proprie fasi produttive (assemblaggio e finitura) e determinare, al solito, costi e tempi nelle diverse ipotesi di numero bus/anno da produrre (dette attrezzature potrebbe in Avellino costituire un raddoppio delle linee già presenti a Bologna, oltre che includere una linea completa per il minibus Flumeri e di eventuale nuova gamma già di massima già definita progettualmente);
d) prevedere, anche in base al portafoglio ordini corrente, considerati i cronoprogrammi delle fasi di reindustrializzazione suddette, un programma di produzione per stabilire da subito i corrispondenti accordi con i fornitori (di ottimizzazione prodotti e di relativa fornitura per avere un minimo di magazzino);
e) abbozzare un piano industriale, con le competenze e capitali richiesti, tenuto conto anche delle possibili evoluzioni della tipologia di bus richiesta dal mercato (veicoli ibridi, di cui una alimentazione almeno a metano, se non elettrica);

il tutto potrebbe essere portato a conclusione, con il dovuto impegno, in tempi assai brevi, approssimativamente:
-bozza di piano industriale in mesi 1, finalizzata all’avvio delle attività
-termine ristrutturazione dopo max 5/6 mesi
-completamento allestimento linee di montaggio dell’attuale gamma di bus “Breda M” in ulteriori 4 o 5 mesi
-produzione a regime entro 12 mesi dall’inizio ristrutturazione
Questo anche perché molto fasi possono avvenire contemporaneamente.

Karsan, pertanto, dovrebbe continuare a produrre bus per IIA per un anno circa, per poi rivedere i programmi di esternalizzazione e privilegiare la produzione dei bus in Italia, in particolar modo per quelli destinati al mercato italiano.

Una volta individuate le commesse acquisite, caratterizzato lo stato odierno dei 2 stabilimenti (infrastrutture, attività, addetti tecnici e maestranze), abbozzato un razionale piano industriale, ogni parte interessata (MISE, attuale proprietà ed Organizzazioni interessate ad un ingresso in IIA) sicuramente avrà un minimo di dati certi per prendere ogni decisione del caso, che ci augura sia utile per il compimento della tanto attesa realizzazione del polo nazionale per la produzione di bus.
I suddetti dati potranno anche costituire l’iniziale riferimento per i professionisti interni ed esterni di fiducia del nuovo assetto societario, che certamente opereranno con altri e più evoluti strumenti tecnico-finanziari nel procedere ai progetti esecutivi e ad un coerente e dettagliato piano industriale definitivo.

 

Carmine Loffredo