PD AL BIVIO TRA CONSERVAZIONE E SPERANZA

10 aprile 2018 0 Di Sandro Feola

di Sandro Feola

Nella corsa per la segreteria provinciale del Pd, così come si è delineata, c’è la rappresentazione di un partito che in larga parte è riuscito a fare ammenda degli errori del passato e ora si sforza non tanto di voltare la pagina di un libro ormai da archiviare, ma di gettare le basi per un’impresa più ardua, che è quella di riedificare un contenitore che sia in grado di rompere con il passato e rappresentare degnamente il centrosinistra nelle istituzioni.

Ma andiamo al sodo.

Giuseppe Di Guglielmo

Partiamo da una sintesi forse eccessiva, ma sicuramente efficace: il confronto sarà tra Giuseppe Di Guglielmo, che incarna, anche anagraficamente, ma non solo anagraficamente, quella esigenza di rinnovare metodi e personale politico ormai ampiamente bocciati dall’elettorato, e Michelangelo Ciarcia, che, probabilmente suo malgrado, è espressione di un Pd che ha larga parte di responsabilità per la crisi di consenso nella quale versa il partito. E’ il confronto tra chi si è sforzato di ‘elaborare’ il dissenso dell’elettorato e chi, invece, si ostina a conservare una visione strumentale del partito, immaginando di approfittare del congresso per consolidare le proprie posizioni o trovare in esso l’occasione di una rivincita tanto improbabile quanto inutile.

D’altronde intorno alla figura del giovane manager culturale originario di Calitri si è concentrato lo sforzo di quasi tutte le anime del Pd per arrivare a una soluzione unitaria. Non tanto perché la dialettica interna e il confronto, anche aspro, siano un male, ma perché in questa fase il coordinamento di Avellino aveva bisogno non solo di rigenerarsi, ma anche di dare un segnale di compattezza dopo tanti distinguo, quasi sempre strumentali e troppo spesso sfociati in rissa.

Come andrà a finire?

Il Pd è chiamato a scegliere tra la conservazione e quella netta discontinuità con il passato dalla quale non si può prescindere per riconquistare la fiducia di un elettorato profondamente deluso. Ma nonostante l’evidenza delle posizioni in campo, è difficile prevedere l’esito di un congresso sul quale peserà il voto non ponderato, espresso in virtù della sola appartenenza a questa o quella corrente o in ragione della posizione di questo o quell’amministratore.

E’ evidente che dall’esito del congresso scaturiranno anche il nome del candidato a Sindaco di Avellino, la squadra che in caso di vittoria lo affiancherà e l’idea di città da realizzare nei prossimi cinque anni. Un ritorno al passato rischierebbe di pregiudicare l’esito elettorale a vantaggio del Movimento Cinque stelle, che da tempo evidenzia le innegabili carenze dell’amministrazione Foti. E perdere la città per il Pd significherebbe davvero l’inizio della fine.