PATTI DI MARANO E I BABA’ DI SIBILIA

PATTI DI MARANO E I BABA’ DI SIBILIA

11 Ott 2018 0 Di Norberto Vitale

C’è una lettura un po’ strabica sugli schieramenti che il 31 ottobre prossimo si affronteranno per il vertice di Palazzo Caracciolo.

Mentre gli eventuali sostegni a Michele Vignola, candidato dal Pd, fanno richiamare il Patto di Marano tra De Luca e De Mita per evocare scambi di non si sa bene quale potere, quelli che riguardano Domenico Biancardi, candidato di Forza Italia, non risultano. Vignola, Biancardi, i rispettivi partiti di provenienza, hanno invece tutto il dovere di ricercare sostegni ed alleanze e anche la trasversalità che può caratterizzarli non deve sollevare scandalo.

Sono elezioni di secondo livello, i cui protagonisti sono sindaci e consiglieri comunali che anche quando fanno riferimento a partiti conservano quella autonomia che fisiologicamente caratterizza gli amministratori locali.

Per di più, i sindaci e i consiglieri comunali di molti comuni della provincia pur richiamandosi a questo o quel partito, dove vengono eletti si presentano rimarcando con forza se non in prevalenza il carattere civico per non dire ecumenico delle loro candidature.

Dunque non troviamo scandaloso e non facciamo passare per scandalo ciò che non lo è. Altrimenti, a proposito di strabismo, cosa dovremmo dire del Movimento 5 Stelle? Di quali patti, questi sì, un po’ imbarazzanti dovremmo parlare in relazione alle elezioni provinciali? Andranno a votare i sei consiglieri comunali di Avellino che insieme dispongono di un capitale di 2.400 voti? Sarebbe la prima volta in Italia che il Movimento consentirebbe ai suoi eletti nei comuni di prendere parte come elettori alle elezioni provinciali.

Il capogruppo in Consiglio comunale, sentito in una intervista, si mantiene cauto e vago in attesa di disposizioni dall’alto; la deputata Maria Pallini sconsiglia di andare a votare e non avendo il potere di vietarlo si prende almeno la soddisfazione di tirare un calcio sotto il tavolo, dicendo che chi sceglierà di andare a votare lo farà a titolo personale: a titolo personale in un partito/movimento dal quale l’altro ieri è uscita una europarlamentare perché la Casaleggio Associati le aveva intimato di consegnare la password per controllare cosa scriveva sui social?; il parlamentare Michele Gubitosa che in genere chiede dimissioni a destra e a manca, stavolta sollecita i consiglieri comunali di Avellino a non dimettersi dal voto.

Per una volta non si conosce ancora cosa pensa il pensatore Carlo Sibilia. Sta mandando avanti gli altri e su cosa debbano o non debbano fare i consiglieri comunali di Avellino, posso sbagliarmi, non dirà una sola parola ufficiale, avendo ufficiosamente già deciso, posso sbagliarmi di nuovo, il via libera al voto dei sei consiglieri compreso il sindaco Ciampi, a meno che non debba fare i conti con una rivolta della base del Movimento di cui però è lecito dubitare. Se comunque i consiglieri 5 Stelle dovessero andare a votare, non sarebbe affatto uno scandalo.

Il problema semmai è di capire per chi voteranno gli eletti di un partito-movimento che non presenta una propria lista. Se voteranno per qualcuno sarà chiaro e incontrovertibile poterlo stabilire un attimo dopo il voto.

Voteranno per Vignola, ossia per il Partito Democratico? Per Biancardi, ovvero per Forza Italia? Oppure esprimeranno le rispettive preferenza su questo o quel candidato a consigliere provinciale? Su quelli che sostengono il candidato presidente del Pd o su quelli che sostengono il candidato presidente di Forza Italia?

Lo sceglieranno in autonomia, a titolo personale come dice la Pallini, o perfezionando con il loro voto un patto molto sconveniente per il Movimento di cui tutti sanno ma nessuno spiccica verbo? Detto in altri termini, questo è peggio di un patto.

Se la pensassimo come il M5s, dovremmo definirlo un intrigo prossimo al maneggio, al traffico, alla pastetta. Quello che una volta si chiamava più semplicemente intrallazzo. Così lo bollerebbero se a farlo fossero gli altri. Noi che siamo uomini di mondo pur non avendo fatto il servizio militare a Cuneo, continueremo a guardare con disincanto a questo fariseismo.

Osservando soltanto per celia che stavolta il babà, che Carlo Sibilia evoca spesso con la consueta eleganza, viene prodotto, incartato e servito dalla premiata ditta 5 Stelle.