PARRICIDI & SOPRAVVIVENZA – LA NOTA

PARRICIDI & SOPRAVVIVENZA – LA NOTA

27 Aprile 2019 0 Di Norberto Vitale

Da Caio Giulio Cesare in avanti, ma potremmo anche partire da molto più indietro, il parricidio politico ne ha scritte pagine di storia. Più vicino a noi, perfino un gigante come Alcide De Gasperi non ne venne risparmiato. L’uomo che aveva contribuito alla nascita della Repubblica, che aveva costruito e difeso strenuamente la sua la sovranità laica contro le ingerenze vaticane, che aveva reso possibile la scelta della democrazia occidentale, (molti decenni dopo, Enrico Berlinguer gli avrebbe dato ragione), morì in solitudine a Borgo Valsugana nell’agosto del 1954 senza cariche ma in odore di santità.

Dire che Maurizio Petracca abbia consumato un parricidio politico in sedicesimi nei confronti di Ciriaco De Mita è una esagerazione: Ciriaco può anche somigliare a Cesare, Maurizio ha poco e punto di Bruto e Marcantonio. La vicenda semmai si spiega come una delle tante banali pieghe e fattispecie della politica. Resta il fatto che per la prima volta Ciriaco De Mita è indotto a non presentare una sua lista ed un suo candidato per il comune di Avellino in seguito all’azione condotta dal consigliere regionale che si considerava ed era considerato pupillo dell’ex presidente del Consiglio.

E’ stato detto che Petracca si sarebbe mosso come un borseggiatore. Certamente si sarà mosso con circospezione dovendo costruire il rovesciamento, ma va anche aggiunto che sono mesi che questo disegno era chiaro, palese fino ad essere dichiarato apertamente. Non mi convince il fatto che Petracca possa passare come una sorta di ladro che ruba nella casa che gli ha spalancato le porte. Ha fatto i suoi conti, ha deciso di imprimere alla sua traiettoria politica una direzione diversa ritenuta più conveniente. Poi ci sta, è quasi normale, che su queste strade vengono spezzate amicizie, dimestichezze, solidarietà. Ma il momentaneo segnale di resa di De Mita, provocato dal presunto parricidio, può diventare motivo di chiarezza nella campagna elettorale di Avellino nella quale l’unica linea programmatica che fino ad oggi è emersa è quella del nuovo che si batte per liberare tutti dal vecchio. Se andassimo a leggere bene le liste, sarebbe molto difficile distinguere tra vecchio e nuovo. Intanto, un consistente alibi è venuto meno per tutti e la resa cosiddetta di De Mita rende ancora più visibili le altrui contraddizioni. Hanno scaricato un pensiero, quello demitiano, continuano ad alimentare e a reclutare il demitismo, quello di chi grazie all’ombra di quel potere oggi può sopravvivere.