NASCE IL NUOVO AVELLINO, ECCO PERCHE’ E’ PIU’ FORTE DELL’ANNO SCORSO

NASCE IL NUOVO AVELLINO, ECCO PERCHE’ E’ PIU’ FORTE DELL’ANNO SCORSO

23 Agosto 2021 0 Di Pellegrino Marciano

A poco più di una settimana alla fine del calciomercato prende oramai forma il nuovo Avellino di Piero Braglia. Una squadra, quella biancoverde, riuscita nella vera e propria impresa di arrivare a giocarsi la semifinale playoff contro la corazzata Padova (compagine dall’elevatissimo budget speso e dai grandi singoli che però resta nella stessa categoria dei lupi ancora per un anno). Tra Covid, difficoltà ed infortuni che hanno decimato nella passata stagione la formazione di Braglia, il tecnico toscano ha avuto il merito di creare innanzitutto un gruppo solido, di amici, che sono riusciti a tirare fuori il massimo da una rosa costruita praticamente da capo e con qualche fisiologica lacuna. Ebbene, per il campionato che sta per cominciare, l’obiettivo della società irpina è quello di provare a migliorare quanto fatto nel torneo scorso ed alzare la famosa qualità della rosa.

La qualità della rosa non è da confondere però con la qualità dei singoli, ovvero la famosa giocata negli ultimi venti metri (anche quella va sicuramente migliorata con estro ed imprevedibilità). Partendo dai rinnovi e da nessuna cessione dei big, dato non di poco valore per una squadra che punta al vertice, l’Avellino del presidente D’Agostino è ripartito dalla continuità di un tecnico vincente e di un direttore sportivo esperto. Continuità, dunque. Base solida, quindi, per un allenatore che parte col vantaggio di conoscere i “suoi polli”. Nessuno stravolgimento.

Si è dunque deciso di rafforzare la difesa con un elemento di categoria superiore come Gennaro Scognamiglio, passando per un centrale coi piedi buoni corteggiatissimo da Braglia dal 2015, parliamo di Andrea Sbraga. Ha salutato Rocchi e con lui Laezza, reduce da un infortunio molto serio e con lui anche Miceli, finito spesso nel mirino della critica per prestazioni sottotono. Quest’ultimo è stato numericamente sostituito dall’irpino Davide Bove, prospetto interessante classe 1998, legato al Novara (fallito) da un triennale. Elementi duttili e abili sia per una difesa a tre che per una difesa a quattro, inserendo due profili di piede mancino, fattore che era mancata l’anno scorso ed importante nella costruzione sulla catena di sinistra.

Catena di sinistra che si è rinforzata notevolmente. Se l’anno scorso Fabio Tito non ha potuto contare sull’aiuto di Baraye (mai in condizione), quest’anno in soccorso è arrivato Daniele Mignanelli, elemento importante per la Serie C che garantisce corsa e buona qualità sia come esterno alto di centrocampo, sia come terzino.

In mediana hanno lasciato l’Irpinia Adamo e Marco Silvestri, due elementi che per quanto volenterosi non hanno lasciato il segno in biancoverde. Di Somma ha sparato il colpo Mastalli; l’ex Juve Stabia è sì reduce da un’annata poco fortunata ma sta recuperando la miglior condizione fisica. Il classe 1996 non ha bisogno di presentazioni e va a rafforzare un centrocampo che non ha perso i suoi punti fermi, ovvero Aloi, Carriero e D’Angelo ma che ha invece trovato un vero jolly come Antonio Matera, ex capitano della Cavese bravo sui calci piazzati e dotato di ottimo tiro come ha dimostrato contro il Sorrento.

Porta, difesa e centrocampo che sulla carta sembrano essere granitici ed una vera garanzia per la Serie C, mentre il reparto offensivo è quello maggiormente cambiato. Una vera e propria rivoluzione da parte del Ds dei lupi. Via Fella dopo il prestito e via Santaniello e Bernardotto, quest’ultimo in prestito al Teramo. 9 gol in due, tanto lavoro per la squadra, ma tante le gare anonime da parte dei due attaccanti oramai ex biancoverdi. Al punto di riferimento Maniero si è aggiunto il giovane Messina, che ha fatto capire subito di avere un buon feeling con la porta anche se “crescere” è la parola d’ordine per la sua nuova avventura ad Avellino. Poi l’investimento, sul quale il club crede fortemente: Vincenzo Plescia. 23 anni, acquisto del cartellino e bigliettino da visita da 11 reti con la maglia della Vibonese. Strappato alla folta e agguerrita concorrenza, soprattutto quella del Catanzaro. Senso del gol, fisico da corazziere e ampi margini di miglioramento.

Estro, fantasia ed imprevedibilità sono le caratteristiche che latitano maggiormente nell’attacco dell’Avellino. Ecco perché (in attesa di Micovschi che i tifosi conoscono bene) si è deciso di puntare su Mamadou Kanoutè che ha dato un saggio del proprio bagaglio tecnico nella sua prima apparizione con la nuova maglia. Esterno, seconda punta che non disdegna affatto di andare a segno. Due stagioni fa con la maglia del Catanzaro sono state 7 le reti; meno fortunata l’ultima stagione a Palermo in termini realizzativi, ma 35 sono state le presenze.

Infine, l’arrivo a sorpresa è stato quello di Luca Gagliano; 2000 di belle speranze del Cagliari di piede sinistro che può dare una grossa mano a mister Braglia.

Ecco perché, col mercato ancora aperto ed in evoluzione, oggi l’Avellino è più forte della passata stagione. Ai posteri l’ardua sentenza.