MONTEMILETTO, “VAI RIPARA LA MIA CASA”, TRA CULTO E RESTAURO

MONTEMILETTO, “VAI RIPARA LA MIA CASA”, TRA CULTO E RESTAURO

2 Febbraio 2019 0 Di Michela Attanasio

Il primo febbraio 2019 si è svolto l’incontro “Vai ripara la mia casa” nella chiesa del SS. Rosario e S. Eustachio di Montaperto nel comune di Montemiletto, riaperta al culto lo scorso 20 gennaio dopo il restauro diretto dai tecnici Verdino Amata e Olivieri Francisco Mario.

I relatori, l’Arcivescovo di Benevento Felice Accrocca, il sen. Nicola Mancino, Edoardo Spagnuolo, Arturo Bascetta, Francisco Mario Olivieri, Amata Verdino e Pasqualina Di Donato, hanno sviluppato il tema del restauro da diverse angolazioni (storica, artistica, architettonica, sociale, spirituale).

 Coinvolgente la storia della Chiesa, del SS. Rosario e S. Eustachio di Montaperto, simbolo dell’abitato di Montaperto nel territorio irpino. Essa venne edificata nel XV secolo sulle strutture difensive dell’antico castrum di Montis Aperti, dopo il terremoto del 1394 che, verosimilmente, aveva causato il crollo della parte alta del mastio longobardo rimaneggiato in epoca normanna. Sui resti del basamento dell’antica torre di avvistamento si ricavò il sagrato della Chiesa del SS. Rosario costruita “orientata” ad est. Una pianta con inventario della costruzione venne fatta redigere nel 1711 per ordine del Card. Vincenzo M. Orsini. Dal confronto di tale pianta con la situazione attuale si ricavano demolizioni e integrazioni che, negli anni, hanno portato all’edificio odierno e in particolare: l’abbattimento dell’antica sagrestia, l’inserimento della parete curvilinea dell’abside, la realizzazione del solaio a copertura della navata, la realizzazione dell’ingresso laterale, il ridisegno delle cappelle laterali e della nuova sagrestia. La storia recente narra di ulteriori interventi di riparazione, anche post sisma 1990, in parte irreversibili e tali da alterare l’aspetto originario dell’edificio.

Il notevole patrimonio artistico che la Chiesa custodisce si è arricchito di affreschi con cartigli e iscrizioni (attributi della Vergine); rinvenuti al di sotto di pitture recenti e di possibile datazione al XVI/XVII secolo, essi possiedono un alto valore documentale per l’importanza che l’edificio avrebbe avuto nel periodo della loro realizzazione.

Nell’incontro “Va ripara la mia casa”, moderato brillantemente dal parroco Pasquale Lionetti, è stato affrontato il tema del restauro della architettura sacra e del patrimonio storico artistico e posto l’attenzione sulla necessità di recuperare e valorizzare gli edifici sacri come luogo di culto, custodi di un ricco patrimonio artistico. Essi disegnano il paesaggio irpino e costituiscono gli elementi identificativi degli abitati urbani. Detengono, come rimarcato dal sen. Nicola Mancino, un’alta attrattività turistica e un alto potenziale di sviluppo del territorio di appartenenza.

É stato evidenziato, inoltre, come la chiesa, quale casa comune, è attenta alle esigenze degli uomini che la abitano. L’Arcivescovo Felice Accrocca ha rimarcato con forza che una volta “costruita” la chiesa bella (edificio), bisogna lavorare per “edificare” una “bella chiesa” (fedeli).

Il parroco ha concluso i lavori affermando che il restauro dell’edificio chiesa diviene, per ogni fedele, luogo ed occasione per una crescita personale e comune profondamente partecipata.