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MACROREGIONI PER DIFENDERE IL SUD, CALDORO VERSO LE REGIONALI DEL 2020

di Sandro Feola

Quello delle macroregioni è un vecchio pallino di Stefano Caldoro, che già da Presidente della Campania andava predicando l’esigenza di superare l’attuale sistema delle autonomie. L’attuale capo dell’opposizione in Consiglio regionale è un politico che solitamente si esprime con cognizione di causa, e la sua analisi sulla questione è degna di attenzione, sopratutto perché scaturita dall’esperienza maturata guidando la Campania in un momento particolarmente complicato per l’economia del Paese.

E il punto è proprio questo. La grave crisi finanziaria che ha colpito l’Europa ha evidenziato ulteriormente tutti i limiti del nostro “stato regionale”, il primo tra tutti il numero: le regioni sono troppe. E con esse abbiamo assistito ad un moltiplicarsi di società più o meno partecipate e di enti che avrebbero dovuto rendere servizi adeguati alle specificità di ogni realtà, ma che in buona sostanza sono serviti a rendere più fitto e impenetrabile il bosco delle burocrazie con un aumento vertiginoso dei costi. Il tutto ha reso sempre più complicato rapportarsi con la pubblica amministrazione, non solo per i cittadini, ma anche per le aziende così sempre più disincentivate ad investire.

L’attuale sistema delle regioni è fortemente deficitario, specie al Sud, e specie sul versante dell’utilizzo dei fondi europei, che dovrebbero servire a ridurre il gap che separa il popolo meridionale dal resto del Paese. L’apparato burocratico, invece, finisce per rallentare a tal punto le procedure di valutazione dei progetti e le dinamiche di erogazione e spesa delle risorse da vanificare gli interventi comunitari, che spesso sono attuati in maniera approssimativa pur di rientrare nei tempi. Emblematico è il caso dei Gal, i gruppi di azione locale, che sono “appesi” alla firma o alla valutazione di qualche funzionario e attendono ormai da un anno il completamento di un iter burocratico tanto lento, contraddittorio e ridondante quanto dannoso per gli enti stessi e per le comunità che dovrebbero beneficiare dei relativi interventi.

Le nostre regioni, inoltre, sono troppo grandi come istituzioni per potersi rapportare con i cittadini, e troppo piccole per rappresentare una tutela efficace degli interessi delle comunità locali, delle loro rivendicazioni, delle loro specificità. E’ piuttosto evidente che in un contesto politico caratterizzato sempre più dalle rivendicazioni autonomistiche del Nord, la funzione della Regione in termini di tutela degli interessi è fondamentale, soprattutto per il Mezzogiorno, che è la parte più debole del Paese. Stefano Caldoro lo ha capito da tempo, da quando da governatore ha intuito che le regioni non bastano più a difendere gli interessi del Sud.

Stefano Caldoro

Da qui, dalla costituzione del Comitato per il referendum sulle macroaree, parte la lunga campagna elettorale per le regionali del 2020 dell’ex Governatore. E il suo cavallo di battaglia sarà proprio quel Sud che si è sentito abbandonato dallo Stato Centrale, dalle istituzioni e che anche in Campania ha votato in massa i pentastellati. Una Campania che ogni giorno di più dimostra la sua insofferenza verso una Giunta regionale che, probabilmente suo malgrado, anche per una comunicazione decisamente sbagliata, ha fin qui dato la sensazione di occuparsi di altro.

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