M5S. ESORDIO DA SBADIGLIO E SUL “REDDITO DI CITTADINANZA” ARRIVANO I PRIMI DUBBI

7 marzo 2018 0 Di Norberto Vitale

Gli eletti del M5S ringraziano gli elettori dell’Irpinia e annunciano i temi su cui si impegneranno in Parlamento. Viene fuori la consueta lista generica che tiene coperti i temi su cui il Movimento ha fatto la differenza nelle urne.

Non è retorica sostenere che bisogna essere rispettosi del voto espresso dai cittadini, verso chiunque indirizzato. Non è retorica anche cercare di capire, quasi pretendere di capire, come quei voti verranno utilizzati da tutti e soprattutto da chi come il M5S è diventato il primo partito italiano. Sì, è presto. Non si sa dopo l’insediamento delle Camere come andrà a finire, le scelte di Mattarella, se Di Maio avrà l’incarico e riuscirà a formare il governo. Vedremo. Intanto ci sono segnali che lasciano, diciamo, un po’ così.

Dalla manifestazione di ieri ad Avellino, si coglie una sorta di ordine di scuderia che deve essere stato adottato anche alle nostre latitudini: tenere il profilo basso, istituzionalmente educato, tenersi alla larga dai dettagli e parlare in generale se non genericamente. Questo stride dopo una campagna elettorale appena consumata che è stata condotta dal Movimento all’arma bianca, abbastanza aggressiva, molto denigratoria quando non ha toccato i confini propri della diffamazione. E’ una cosa buona, speriamo solo che duri. Nel merito, e qui c’è un altro segnale, si va dalle “misure concrete per lo sviluppo delle aree interne del Mezzogiorno”, al “processo Isochimica che deve tornare ad Avellino”, all’impegno “sulle politiche di salvaguardia dell’ambiente”. In verità c’è anche l’annuncio della ennesima guerra “alla burocrazia che danneggia i giovani e le imprese”. Roba da sbadiglio, perché forse ci si aspettava qualcosa di più impegnativo, quelle cose su cui il Movimento ha fatto la differenza nelle urne. Per esempio, dire di impegnarsi su misure per le piccole e medie imprese, mi pare lanciare il pallone in tribuna nel senso che non si sa se quelle adottate negli ultimi cinque anni, e che hanno funzionato, resteranno e se ne aggiungeranno altre oppure se verranno cancellate e sostituite con altre ancora. Staranno studiando e quando avranno finito sapremo.

Segnalo però la novità che riguarda il reddito di cittadinanza. Un esponente storico e di primo piano come Roberto Fico, dice che, come hanno capito i cittadini, è una manovra economica, e non una proposta assistenziale: chi non ha un reddito vi accede, ma al primo lavoro che rifiuta non lo percepisce più. In verità i cittadini avevano capito che il reddito di cittadinanza si perde dopo tre offerte rifiutate: di quale lavoro, con quale contratto non è stato mai chiarito. Ma anche questo, quando finirà lo studio e dopo che Fico si sarà messo d’accordo con Di Maio, finiremo per saperlo.