LOCALIZZAZIONE BIODIGESTORE. IL COMITATO: «L’ATO CHIAMI L’ASI. LE ALTERNATIVE A CHIANCE CI SONO. BASTA COGLIERLE»

LOCALIZZAZIONE BIODIGESTORE. IL COMITATO: «L’ATO CHIAMI L’ASI. LE ALTERNATIVE A CHIANCE CI SONO. BASTA COGLIERLE»

2 Settembre 2020 0 Di La redazione

Dopo la manifestazione di piazza, il comitato sottolinea attraverso una nota stampa, la presenza di strutture alternative per la localizzazione dell’impianto. L’esempio del capannone ex Amiderie messo a bando dall’Asi  nella zona produttiva di Lioni-Sant’Angelo dei Lombardi

 Il 19 gennaio 2019 il Coordinamento “ No al biodigestore, Si al  Greco di Tufo” , nell’ambito delle sue attività di promozione informativa, organizzò a Montefusco l’interessante convegno  “ La tutela dell’ambiente e della salute in una idea di sviluppo sostenibile e innovativo dei territori irpini “ . Tra i diversi  autorevoli interventi e liberi contributi vi fu quello dell’ingegnere  Liliana Monaco, la quale in merito alla localizzazione del biodigestore in provincia di Avellino suggerì di estendere la ricerca della disponibilità di aree idonee a quelle industriali, anche di proprietà ASI, che presentavano realtà produttive dismesse, comunque contenenti infrastrutture e impianti completati, tra cui quella relativa alle ex “Amiderie”  collocata nella zona produttiva  “Lioni-Sant’Angelo dei Lombardi”

L’indicazione mirava a sottoporre a verifica l’eventualità di un simile utilizzo in quanto l’abbattimento dei costi sarebbe stato notevole rispetto a quelli previsti per il sito di Chianche, e i parametri logistici ancora più corrispondenti, per cui  fu accolta favorevolmente dal Coordinamento tanto che si realizzarono degli incontri con l’ASI di Avellino per verificarne la fattibilità.  Purtroppo le condizioni tecniche e amministrative del momento non consentirono un loro potenziale utilizzo.

Ieri mattina si da il caso che l’ASI di Avellino abbia  pubblicato ufficialmente  l’Avviso per l’assegnazione  proprio del   lotto relativo alle “Ex Amiderie Italiane S.p.A.” per cui anche  se il bando è indirizzato alle piccole, medie e grandi imprese, potrebbe comunque essere oggetto di interessamento da parte dell’ATO  Rifiuti Avellino, attraverso una formale manifestazione di interesse, esattamente come ha fatto qualche tempo fa l’AIR Avellino S.p.A , il quale in tal modo ha prodotto la rideterminazione della gara potendo poi  acquisire  un manufatto in area ASI .

E’ opportuno sottolineare che il prezzo di acquisizione di € 2.750.000  comprende anche l’edificio  già esistente  di notevoli dimensioni ed adeguato a poter essere ottimamente rifunzionalizzato  per insediare un impianto di biodigestione del rifiuto organico, aspetto non secondario, l’area è completamente urbanizzata. Il costo di acquisto è, quindi,  di gran lunga  inferiore rispetto a quello che ha raggiunto il progetto di Chianche  ( 21 milioni di euro)  considerato che per i soli espropri in areale D.o.c.g. sono previsti oneri  di circa 2 milioni di euro per  un’area totalmente priva di infrastrutture di urbanizzazioni. Inoltre la zona  industriale è vicina agli assi viari di scorrimento e lontana da centri urbani e da attività di pregio agricolo e   vede già da tempo la presenza di un opificio del trattamento del recupero dei rifiuti per cui sarebbe solo una sorta di estensione di una sorta di  polo industriale ambientale.

Come già abbiamo chiarito in precedenti occasioni le nostre non sono proposte in quanto il solo scopo è quello di avvalorare che sul territorio esistono diverse opportunità alternative a Chianche tali   da poter cogliere e che vanno intercettate e seriamente esplorate. Ed è per questi motivi che solo a titolo dimostrativo abbiamo inteso rappresentare anche quella legata all’odierno bando dell’ASI.  

Ancora una volta ribadiamo che il confronto e la concertazione  tra gli enti e i diversi soggetti interessati  costituisce la strada maestra per individuare le migliori e le più condivise soluzioni e che questo cartello di rappresentanza territoriale ha a cuore nell’interesse dell’ areale del “Greco di Tufo” e della intera  provincia.

       Il Comitato “Nessuno tocchi l’Irpinia”