LE CHIACCHIERE STANNO A ZERO…!

LE CHIACCHIERE STANNO A ZERO…!

23 Maggio 2019 0 Di Norberto Vitale

E’ un fatto che ad accogliere Luigi Di Maio ci fosse meno gente del previsto e molta meno rispetto all’anno scorso quando il capo politico del M5s venne ad Avellino a pochi giorni dalla chiusura della campagna elettorale per le elezioni politiche.

E’ arrivato in ritardo, in fondo ad una giornata complicatissima per il governo che si era appena scontrato per l’ennesima volta in un consiglio dei ministri finito tra i veleni a cui ha messo fine l’intervento deciso del Quirinale. Quello di ieri sera in via Matteotti è stato un Di Maio con poco smalto, rabbuiato dalle vicende in corso e anche dal clima che avverte mutato intorno al M5s. In mattinata all’assemblea annuale di Confindustria era stato accolto da tiepidi applausi di cortesia. Accoglienza tutto sommato gelida a cui ha fatto da contrappunto la standing ovation riservata al presidente Mattarella. “Ha riempito di vuoto il nulla”, ha commentato così il presidente degli industriali di Reggio Emilia i 34 soporiferi minuti dell’intervento letto da Di Maio ai 2.500 imprenditori associati che lo ascoltavano. Quella platea, nei cui confronti soprattutto il M5s ha troppe volte utilizzato il bastone e la carota, chiede politiche di investimento, infrastrutture, sburocratizzazione, di mettere il lavoro e l’impresa al centro della ripresa. Il contrario di quanto messo in campo in quest’anno di governo, in cui l’unica politica economica per la crescita, con i risultati che ci ha detto ieri l’Istat, è affidata ai consumi.

Ad Avellino il vice premier e pluriministro, trattandosi di un comizio, è stato meno soporifero ma non meno vago, come alla lunga si diventa quando si fanno due parti in commedia, quella del partito di lotta e di governo. Come era accaduto in mattinata nel salone di Viale dell’Astronomia, anche in via Matteotti quelli che si aspettavano da Di Maio un qualche aggiornamento (Novolegno, Fca, IIA, Lioni-Grottaminarda, pre pesionamenti Isochimica) sono rimasti a mani vuote. Le chiacchiere stanno a zero, hanno commentato lasciando il comizio dopo aver parlato non con Di Maio ma con il suo staff. Se ne sono andati non potendosi accontentare dei cartelli che dal palco i candidati tenevano alzati rivendicando le parole d’ordine del Movimento e non sapendo che farsene dei fischi della piazza a Berlusconi e Cirino Pomicino. Le chiacchiere stanno davvero a zero per centinaia di lavoratori che con le rispettive famiglie non hanno alcuna certezza del domani.