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L’AVELLINO CALCIO, IL POKERISTA E LA VERITA’

Tutto è bene quel che finisce bene. Soprattutto se il bene riguarda le sorti della squadra di calcio dell’Avellino, così come dice la trattativa partita per trovare nuovi soci ma conclusasi con l’arrivo di un nuovo sponsor, la Sidigas che subentra alla Sienergia.

La penso come la maggior parte dei competenti e civilissimi tifosi dell’Avellino, a partire da quelli che come gli altri continuano a sognare il ritorno in Serie A ma più degli altri non hanno smesso di seguire i colori bianco-verdi negli anni infernali delle serie minori.

Penso anche che Walter Taccone legittimamente e meritatamente si sia mosso in quella trattativa con l’obiettivo di restare da solo al comando: il fatto che con la sua guida l’Avellino è rimasto 4 anni di seguito in Serie B, mai accaduto prima, e che si appresti a disputare il quinto campionato, è una ragione ampiamente sufficiente per mantenere il pacchetto di maggioranza della società. Per noi tifosi, a meno che il presidente non sia Matteo Messina Denaro, i presidenti passano e l’Avellino resta. L’importante è che non ci tradiscano e non tradiscano la nostra lunga storia calcistica.

Tutto è bene, dunque, quel che finisce bene, a patto però di raccontarla tutta. Walter Taccone, che conosco da anni e stimo, voleva un socio con una particolare caratteristica: che fosse di minoranza.

Angelo D’Agostino, che fino ad allora era stato generoso e discreto sponsor dell’Avellino con Sienergia, si è fatto avanti. Dicendo, come è a tutti noto, ciò che voleva fare: entrare con una quota societaria che partisse dal 50% in su. Non metta fuori strada il fatto che D’Agostino sia l’editore di Telenostra e Primativvu: per quanto mi riguarda, svolge questo ruolo con estrema correttezza e rispetto per il lavoro e l’autonomia dei giornalisti.

Voglio dire, non guardiamo il dito

ma diamo uno sguardo alla luna. La luna sono le cose che Walter ha detto in conferenza stampa ieri. Tra queste, come riportano anche i giornali, quella secondo cui Angelo D’Agostino voleva entrare nell’Avellino a costo zero. Consentitemi di mettervi al corrente del fatto che quando si andava prospettando l’ipotesi di un suo ingresso nella società, ho personalmente e direttamente sconsigliato D’Agostino dal farlo. Anche a costo zero, anche se lo avessero pagato per farlo.

Ma le cose dette da Taccone, “Voleva entrare a costo zero”, se sono esattamente queste le parole, oltre a non essere vere associano a D’Agostino l’immagine di un pirata, un avventuriero, che si avventa sulle presunte difficoltà altrui per impossessarsi di qualcosa. D’Agostino ha offerto 3 milioni per acquistare una quota del 51%. Troppo pochi? Anche se fossero molti, Taccone aveva tutto il diritto di rifiutarli e D’Agostino tutto il diritto di ritirarsi, ritenendo quella una valutazione più che congrua rispetto al complessivo valore industriale della società. Ecco, se Taccone ha davvero detto, come sembra inoppugnabile, quelle parole, farebbe bene a chiarire soprattutto nei confronti di se stesso, essendo persona perbene, così lo conosciamo, e non un noto bugiardo.

L’impressione che ne ho ricavato è che il presidente abbia giocato con grande abilità una difficile partita a poker. Con tutti i suoi interlocutori. Ad un certo punto, si è aggiudicato la mano, la partita è finita, ma Taccone, con quel riferimento a D’Agostino, ha voluto continuare la partita benchè al tavolo non ci fosse più nessuno. Perché lo abbia fatto resta un mistero che, come tutte le cose del calcio, finirà per disvelarsi da solo. Un mistero non è invece l’intervento della politica. Il fatto che il nuovo sponsor (2 milioni in tre anni) sia stato felicemente accompagnato in conferenza stampa da un consigliere regionale dell’Udc lo certifica in modo inoppugnabile. Non è uno scandalo, anche se Gianandrea De Cesare è un imprenditore serio e capace che non mi pare meriti tutori, ma visto che del tutto gratuitamente e infondatamente aveva messo dietro la lavagna D’Agostino, mi sarei aspettato da Taccone un caloroso ringraziamento che salisse verso le calli di Nusco.

Circa Norberto Vitale

Norberto Vitale

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