IL LAMENTO DEL PD (E NON SOLO) DI CUI LA GENTE HA PIENE LE SCATOLE

7 marzo 2018 0 Di La redazione

Pezzi del principale partito irpino, affossato dalle ultime Politiche, continuano a non guardarsi allo specchio.  Nelle analisi post voto di De Luca le accuse di personalismi e l’assenza di mea culpa. Un congresso che non parli di contenuti, oltre che di linee politiche, sarebbe solo il preludio di un altro flop

La campagna elettorale non è ancora terminata che un’altra entra nel vivo. In attesa del nuovo Governo, quello uscente potrebbe fissare a breve la data delle amministrative: ad Avellino si voterà presumbilmente a fine maggio con ballottaggio entro la metà di giugno. La corsa è iniziata o forse non è mai finita. Il Movimento Cinque Stelle è l’unico certo di presentarsi col proprio simbolo, oltre che col vento in poppa, benché sui territori amministrati, vedi Roma, il risultato sia stato diverso rispetto all’onda nazionale. Anche il centrodestra, che analizza il voto in queste ore, si limita a osservare un trend che qui è stato più alto rispetto al resto d’Italia; ma di candidature calate dall’alto nessuno s’intesta o contesta la responsabilità della decsione. A sbagliare sono sempre gli altri. Dello stesso tenore è stata la conferenza stampa del Senatore Enzo De Luca. Che si toglie i sassolini dalle scarpe quando sottolinea che un po’ lui lo aveva detto che sarebbe finita male. Peccato abbia cominciato a dare contro il Pd quando si è ritrovato fuori dai giochi delle candidature. Farebbe un servizio al partito, De Luca, denunciando i sindaci o i familiari di sindaci democratici che hanno fatto votare cinque stelle – questo sassolino – che per un politico d’altri tempi dovrebbe essere un macigno, ha invece preferito tenerlo nelle scarpe. Davvero strano il Pd irpino dove accade tutto e il contrario di tutto.

 

Dopo averlo contestato a lungo, oggi De Luca è sulle stesse posizioni del commissario Ermini che vuole si celebri subito il congresso provinciale. Non lo vuole però De Caro e all’orizzonte già s’ìntravedono nuovi scontri. A De Luca, in realtà, va dato atto di essere stato tra i primi a chiedere il congresso: era il mese di novembre 2017. Poi tra Natale e Capodanno cambiò idea, denunciando nefandezze mentre il commissario le individuava e cercava di eliminarle. Un’ira da Sansone, con pochi filistei, che ha prodotto uno sfascio difficilmente recuperabile in due settimane di campagna elettorale e che ha pesato inevitabilmente sul voto. Ha guidato anch’egli o no il Direttorio per due anni, De Luca, prima di dimettersi fuori tempo massimo per una presa di posizione – alta e utopica – servita per lo più a legittimare un consenso personale ? Perchè il giudizio sull’amministrazione Foti è cambiato più volte in corsa, ora buona ora meno, a seconda della convenienze del momento? Per le analisi nel Pd ci sarà sempre tempo, quella che è mancata a prescindere e non solo nella conferenza stampa di De Luca, è una parola di scuse rispetto ai fatti del recente passato. Forse mai arriverà. E così facendo si restituisce la sensazione che si torneranno a cavalcare sfrenati egoismi e opportunismi nelle prossime scadenze.

Ben venga il congresso. Ma l’alleanza con De Mita ad Avellino è possibile oppure no, la gestione pubblica dell’acqua è possibile oppure no, e quella privata dei rifiuti, e la sanità, e le strade e il lavoro e la disoccupazione, ad un Governo spetta creare le condizioni, ad un territorio ascoltare le istanze e proporle in maniera concreta…,Magari, su questi temi, ben venga un congresso. Altrimenti di liti e lamenti, nel Pd come altrove, la gente ne ha già piene le scatole, meglio tacere.