L’ALTO CALORE PATRIMONIO, IL BIANCO E IL NERO DELLA POLITICA IRPINA

L’ALTO CALORE PATRIMONIO, IL BIANCO E IL NERO DELLA POLITICA IRPINA

15 Agosto 2019 1 Di Sandro Feola
La fase di transizione che vive la politica in Irpinia ci costringe ad assistere allo spettacolo, non poco sconcertante, di esponenti politici – quasi sempre espressione di una certa sinistra – che hanno la pretesa di ergersi a moralizzatori della vita pubblica dopo essere stati i protagonisti di gestioni – diciamo così – non totalmente improntate all’interesse generale.
Chi ha amministrato una società come l’Alto Calore Patrimonio non può dare lezioni di alcun tipo su come si gestisce una partecipata né può sindacare le scelte operate da terzi a riguardo.
L’Alto Calore Patrimonio é stata probabilmente una delle più significative esperienze italiane di società pubblica perfettamente inutile per la collettività, che è costata, però, migliaia di euro ai contribuenti.
Sarebbe interessante, pertanto, se chi ha partecipato a vario titolo alla sua gestione, prima di deliziarci con le sue prediche, ci spiegasse il senso di una realtà la cui attività si è sostanziata prevalentemente  nell’impiegare le risorse stornate dalla Alto Calore Servizi per pagare le indennità di carica dei consiglieri di amministrazione e consulenze piuttosto significative ad esponenti della vita politica irpina. E non solo di quella moderata.
Tutto legittimo, a quanto pare. Tutto in regola, a quanto dicono. Ma se giuridicamentente era tutto a posto, politicamente abbiamo assistito senza dubbio alcuno a qualcosa di molto discutibile.
Detto questo, è evidente che nella vita politica irpina sia impossibile trovare chi non abbia un qualche legame con chi ha gestito il potere nel passato. Non esistono i politicamente puri in senso assoluto, e chi dice il contrario sa di mentire. Esiste, però, una classe dirigente che per la prima volta, anche facendo ammenda dei propri errori, si è coagulata intorno ad una idea di cambiamento rispetto alle gestioni del passato.

Livio Petitto, uno dei protagonisti insieme a Festa e D’Agostino di questa nuova fase, è colui che probabilmente meglio esprime il senso di questo percorso con dichiarazioni nette che lasciano poco spazio alla retorica: “Ancora oggi non si è compreso – ha scritto ieri – che il fallimentare risultato delle elezioni provinciali scorse e delle ultime amministrative è attribuibile semplicemente alla fine di un ciclo politico e di un sistema di potere che, senza la necessaria autorevolezza, ha imposto le sue logiche a questa terra negli ultimi anni ed oggi, per fortuna, si è quasi estinto. Lo stesso meccanismo che per anni ha prosciugato i tanti enti di servizio.

È la verità. Una fase si è chiusa e se ne apre una nuova. Come sarà lo vedremo. Ma dal nero si passa al bianco, senza la pretesa di raccontare a nessuno la favola che nel mezzo non ci sia un po’ di grigio. Ma da quanto ci viene detto, la direzione è chiara: decidono gli eletti, si pone fine a una conflittualità dannosa; si cambia, insomma, anche da un punto di vista generazionale
Il “passato” accetti la volontà popolare, e sappia che ogniqualvolta pretende di fare la predica, di moralizzare, di accusare, ci sarà sempre qualcuno che indicherà quanto sia traballante il pulpito sul quale è salito.