LA VITTORIA, CON DISONORE, DEL VECCHIO PD

LA VITTORIA, CON DISONORE, DEL VECCHIO PD

20 Agosto 2020 1 Di Sandro Feola

Hanno avuto paura di Petitto e hanno giocato la partita delle candidature non con le armi del confronto interno, ma con quelle dei veti ad personam. E così il PD dell’era Cennamo questa volta si è spinto oltre il limite della decenza politica pur di evitare che l’ex Presidente del consiglio, che numeri alla mano ha dimostrato di avere consenso e radicamento più che significativi, potesse scompaginare il già fragile equilibrio faticosamente trovato dai due consiglieri uscenti. Entrambi fatti accomodare subito nella lista per le prossime regionali.

E fragili sono anche le argomentazioni adottate per giustificare il veto: improbabili lezioni di coerenza impartite da un pulpito piuttosto traballante, sul quale sono ancora affissi i manifesti ormai sbiaditi di Petracca, candidato con De Mita, e di Mai Più, con le facce a birillo di D’Amelio ed Enzo De Luca che il candidato a sindaco del Pd scelto l’anno dopo (sic!) voleva abbattere a tutti i costi. Tutto legittimo, of course, in questa interminabile e orrenda seconda repubblica, dove i partiti sono ridotti a club gestiti a piacimento da chi, in quel momento, è padrone del vapore.

Il vecchio Pd e i suoi esponenti, in definitiva, hanno vinto un’altra battaglia interna, nonostante da diversi anni a questa parte, di quelle “esterne” non ne abbiano vinto manco una. Ma ciononostante, in barba a un Commissario tanto autorevole quanto ininfluente, sono riusciti ad impedire a Petitto di competere.

Senza ombra di dubbio hanno vinto. Ma è facile percepire, questa volta, come abbiano vinto con non poco disonore.